Recessione Vs GNU/Linux, una possibilità di crescita
Il 2008 è appena finito con l’incubo della recessione economica la quale però, visti i dati dei consumi festivi, non ha fatto ancora la sua comparsa nelle tasche dei cittadini.
Se da una parte abbiamo trascorso le festività in modo tranquillo, il risveglio nel nuovo anno ci ha portato in modo brusco e cinico alla dura realtà; quelli che verranno si potrebbero possono rivelare come tempi economicamente molto duri.
Il settore software soffre della fase negativa che regna nelle maggiori borse mondiali ed è infatti possibile leggere di tagli al personale di aziende, come la Microsoft, che accusano il duro colpo.
In questa guerra di cifre il nostro amato software Open potrebbe conoscere una ulteriore spinta per emergere sempre più chiaramente da quel limbo nel quale si trova, diviso tra fama, per gli addetti ai lavori, e il suo eterno stato di semi sconosciuto riscontrabile nel vasto pubblico di utenza domestica.
L’idea di un software a costo zero, e per di più di ottima qualità, potrebbe stimolare in modo convincente la fantasia di tutti quei manager che, nel tentativo di far quadrare i conti, si apprestano al taglio delle spese.
In una grande azienda le licenze di uso dei sistemi operativi così come delle suite di produttività richiama un grande flusso di denaro che ogni anno esce dall’azienda, sicuramente ai nostri occhi questo è uno spreco di risorse che potrebbero essere destinate altrove.
Consideriamo un classico ufficio di una altrettanto classica azienda, l’impiegato di turno è diviso tra fogli di calcolo, lettere, software per la navigazione internet ed al limite sistema VoIp.
Come ben sappiamo GNU/Linux è in grado di offrire tutto questo in modo gratuito, sicuro, stabile e sempre aggiornato; quindi è possibile evitare un minimo di due licenze per un risparmio a postazione che si attesta sui 300/400 euro usando distribuzioni gratuite e suite come OpenOffice.
Stesso discorso può essere applicato alla pubblica amministrazione………….ma qui si sà, è tutta un’altra storia.
La seconda voce di risparmio che mi salta in mente è quella dell’hardware, personalmente mi sono spesso trovato in situazioni dove pc ancora validi, e certamente all’altezza del lavoro da svolgere, venivano sostituiti in massa (parlo di 250/300 computer) visto l’avvento del futuro sistema operativo più esigente in termini di risorse.
In questo caso l’adozione del software descritto sopra avrebbe evitato dispendiosi cambi hardware vista la leggerezza del codice che lo compone.
Si può facilmente prevedere quindi come, in una ottica di miglioramento ed evoluzione dei servizi IT, tutti i settori informatici, da quello del largo consumo a quello professionale, saranno dominati da una crescita esponenziale e ben visibile di codice aperto.
Come sempre esiste anche un punto oscuro della questione, un punto ben illustrato da Jim Zemlin direttore esecutivo della Linux Foundation il quale dichiara:
The only negative aspect Zemlin sees is that FOSS is likely to continue to be ignored by traditional software vendors in the coming year. “Software vendors need to see a growth in Linux demand and they need to see a consistent demand,” he says. “This is the two-pronged challenge for Linux: How do you provide the market that would encourage an ISV like Adobe to port PhotoShop over to Linux?”
penso che non siano necessarie traduzioni, la voglia di software chiuso all’interno del pinguino cresce perchè aumenta il desiderio di far percepire agli utenti GNU/Linux come un sistema operativo che si può battere alla pari in settori dove le applicazioni di terze parti fanno la differenza, il tutto lasciando inalterata la scelta di ogni utente rispetto al proprio desiderio di libertà del codice.
Certamente la questione potrebbe lasciare dubbi nei pensieri dei più puristi, non mancherò di trattare questo argomento……prima o poi.
Non date però troppo entusiasmo alle vostre membra producendo salti di gioia, la crisi potrebbe abbattersi anche sul nostro amato software, potrebbe farlo in ritardo e potrebbe creare non pochi problemi.
Se vi state chiedendo come, basterà riassumere il tutto in un percorso logico semplicissimo.
Ovviamente il software Open ha delle applicazioni chiave che fanno si che esso sia apprezzato, molto spesso chi lavora a questi software viene pagato con flussi di denaro provenienti da accordi tra fondazione ed azienda software, donazioni ed altro.
Cosa succede a questi flussi in tempo di crisi economica??
Esatto, vengono ridimensionati e l’effetto che si avrà sarà di una sostanziale stagnazione del codice sorgente, visto che nessuno ci lavora per mancanza di fondi, con successiva crisi dei progetti nel lungo termine e l’inevitabile conseguenza che gli stessi non saranno più aggiornati ed in grado di combattere ad armi pari con i rispettivi a codice chiuso.
Questa è lo stesso allarme lanciato da Peter Brown, direttore esecutivo della Free Software Foundation, il quale però spera in interventi statali come l’annunciato Chief Technology Officer che Obama vuole schierare sul campo di battaglia tra software aperto e chiuso; mi sembra inutile ricordare come in Italia questa cosa la possiamo immaginare solo verso le 0:30 PM dopo esserci scolati mezzo flacone di barbiturici.
Riassumendo: si ad una crescita nell’immediato ma attenzione ad eventuali scenari possibili per il futuro.
Come è possibile allora affrontare queste difficoltà??
Risulta subito evidente che per il prossimo periodo nulla si può fare se non limitare i danni ed affidarsi alla casta politica ma è all’orizzonte degli eventi che è necessario guardare.
Un utente consapevole dei propri diritti va formato fin nei primi tempi e la miglior organizzazione in grado di promuovere questa cultura di libertà è la scuola.
E’ necessario educare ad un consumo intelligente e non rendere i giovani studenti come automi costruiti per fare shopping elettronico, la consapevolezza di poter gestire il proprio hardware come più aggrada l’utente è il concetto basilare da lasciare nelle menti dei ragazzi; da qui alla scelta di un software o sistema operativo, il quale permetta di controllare ogni parametro nel modo più completo ed assoluto, vi è veramente un breve passo.
Certamente questa è una sfida per il futuro che speriamo non sarà lasciata nelle mani e nei pensieri di un gruppo, se pur ben nutrito e molto volenteroso, di informatici ma coinvolga ed appassioni anche qualsiasi persona dotata di un minimo di intelletto.
Termino con una citazione: chi poco sa, vada sempre per la strada maestra (Baltasar Gracián y Morales).
Per fortuna che di persone desiderose di conoscere ancora ce ne sono parecchie aggiungo io…..
Ciao a tutti.




































