Open Source ed impresa italiana, credevo peggio!

Strane coincidenze aleggiano al si sopra del mio cranio………

Proprio ieri sera ho passato una divertente ed interessante serata in compagnia del MarcheIn (il social business club marchigiano del circuito club In) dove ci siamo ritrovati con vecchie conoscenze e nuovi contatti che sono passati da uno status di “ti conosco on line” ad uno di “finalmente vedo il tuo volto”.

Tra una chiacchiera e l’altra eccomi a parlare di Open Source con altri personaggi che, chi per professione e chi per passione, operano in questo mondo vasto ed interessante.

Ne sono nate alcune considerazioni secondo me importanti, iniziamo con il descrivere l’estrema frammentazione del sistema Lug in Italia; come mi ha fatto notare il simpaticissimo rainbowbreeze i Lug sono nati come supporto locale per gli utenti di GNU/Linux o per coloro che, mossi da curiosità o da voglia di provare qualcosa di diverso, tentano la via del sistema operativo libero ma personalmente sono per la collaborazione tra le varie associazioni sparse sul territorio.

Naturalmente questo non significa una unificazione indiscriminata di tutti i club, cosa che tra le altre cose porterebbe ad una snaturazione dell’idea stessa di Lug, ma bensì ad una collaborazione ed unione di risorse sia umane che economiche al fine di rendere alcuni eventi importanti rendendoli in grado di richiamare l’attenzione del pubblico e della stampa.

In seconda battuta abbiamo discusso sul software open trovando che esso è un argomento che conosce fortune alterne all’interno del comparto industriale, se infatti è possibile trovare aziende, spesso impegnate nei servizi web, che fanno dell’open source motivo di lavoro e strumento di produzione è anche reperibile una grandissima fetta di industrie che ignorano completamente le potenzialità del mezzo in grado, a mio avviso, di garantire una ottima opportunità di sviluppo del business.

Nella mia zona ci sono moltissime realtà industriali che operano nel campo dell’automazione industriale ma nel contempo esistono veramente pochissimi casi nei quali gli stessi operatori economici adottino soluzioni di tipo aperto per il proprio lavoro ottimizzando i costi di produzione e realizzazione nell’ottica di fornire soluzioni e prodotti dalle grandi potenzialità a prezzi concorrenziali.

Proprio questa mattina Punto Informatico mi propone un articolo che illumina la situazione italiana per quel che riguarda la penetrazione del software open nelle imprese (da qui la frase di apertura sulle coincidenze).

La situazione tutto sommato non è poi così allarmante segno che, a differenza della classe politica, qualche manager illuminato ancora esiste.

L’articolo si basa su di una ricerca svolta dal Venice International University che era volta a descrivere e fornire uno spaccato autentico del mondo dell’impresa e del suo rapporto con il software a sorgenti aperti, anche se i risultati verranno presentati nella giornata del 10 Marzo alcune considerazioni sono trapelate.

Molto spesso il cliente di una azienda che opera con software open è totalmente all’oscuro di cosa si nasconda dietro al prodotto da lui comperato, un po come andare dal concessionario ed uscirne con un nuova auto della quale però si ignorano caratteristiche e funzionalità.

Ecco allora che, riprendendo un famoso slogan televisivo, il mondo Open è invisibile ma offre un contributo evidente allo sviluppo dell’economia, pur vedendo qualcosa di buono in questo, considerando che la filosofia dell’open source si espande in tutti i settori, mi sento di mettere in guardia tutti su questo modo di agire.

Quello che manca in questo metodo non è la diffusione, la quale è evidentemente superiore alle mie personali aspettative, ma il riconoscimento ed il merito, se qualcuno di voi sta pensando che questi due aspetti non siano importanti……bhe vi sbagliate e vi spiego il perchè.

Se una azienda si sente a proprio agio con un prodotto che sfrutta tecnologia open ma non ne conosce la provenienza e le potenzialità non sarà riconoscente a questo mondo evitando così di prendere in considerazione una possibile elargizione di fondi, sempre ben accetti, per permettere la prosecuzione dello sviluppo della tecnologia.

Questo non significa che ci si debba sentire obbligati al finanziamento delle attività del mondo open ma sicuramente non si dovrebbe rimanere nell’ignoranza di colui che adotta la filosofia “basta che funzioni”.

Spesso e volentieri la realtà economica che fa uso, o produce, software open è una piccola o media entità che fa della qualità il suo vessillo sul mercato, notare bene come non mi riferisca solamente al mondo dell’IT ma anche a quello di industrie che inevitabilmente utilizzato l’informatica come mezzo di produzione.

Tra questi protagonisti figurano poi quelli che il report chiama “giovani promettenti” ovvero imprenditori che, basando il proprio business sull’OSS, fanno registrare in proporzioni fatturati doppi rispetto alla concorrenza, molto spesso gli imprenditori in questione sono ex-ricercatori universitari che fanno della propria conoscenza una solida base di partenza per il mondo del lavoro.

Un lavoro, quest’ultimo illustrato, basato su di standard qualitativi eccellenti e su di una innovazione constante.

Come punto dolente ecco però palesarsi il difficile reperimento di figure professionali in grado di lavorare con il software open, le cause sono molteplici ma personalmente mi sento di citarne una che probabilmente è la più importante ovvero la scarsissima penetrazione che GNU/Linux, e tutto il mondo che ruota intorno ad esso, registra nelle facoltà italiane con interi atenei all’oscuro delle possibilità offerte dal mondo open perfino all’interno degli stessi corsi di laurea in informatica.

Ecco allora la reale necessità nel nostro paese, una divulgazione più importante partendo da subito con quelli che dovrebbero essere i poli di cultura del paese, ovvero le università, e proseguendo con eventi mirati alla divulgazione della filosofia open e dei suoi prodotti attraverso degli incontri con le realtà imprenditoriali del settore.

In tutto questo, e mi ricollego alle idee di partenza, il ruolo dei Lug potrebbe essere la chiave per portare in evidenza l’Open source e le infinite possibilità di crescita che esso offre.

Link

Ciao a tutti.

P.S.: colgo l’occasione per fare un augurio particolare alle ragazze della GGD delle Marche che ieri sera hanno avuto il loro primo debutto ufficiale il quale è stato preceduto dalla pubblicazione del loro sito.



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