L’open source, l’Europa e la viscida fidelizzazione
Sconcertato, semplicemente sconcertato dalle rivelazioni del documento pubblicato dall’unione europea circa la possibilità di adozione di software a codice aperto all’interno dell’enorme macchina informatica dell’Europa.
Iniziamo con il dire che questo documento non ha avuto mai vita facile fin dalla nascita, un parto sofferto ed un tempo epico per la sua realizzazione fino al Novembre 2008 quando, con meccanismi strani e poco chiari, il lavoro realizzato con tanto sofferto sudore sparisce misteriosamente nei meandri degli edifici europei.
Ricompare oggi, quando ormai siamo a fine legislatura…..guarda caso, con un carico di risultati deludenti e controversi.
Vi risparmio tediose analisi economiche di dubbia esattezza ed arrivo subito al nocciolo, rinnovare le licenze di software proprietario per quasi tutta la baracca costa circa 6,2 milioni di euro mentre migrare ad un struttura nuova ed aperta costerebbe 76,5 milioni di euro senza contare poi manutenzione e supporto.
Ad occhio e croce direi che siamo davanti ad un chiaro e lampante caso di convenienza, da un lato un rinnovo delle licenze economicamente vantaggioso mentre dall’altro un cospicuo esborso di denaro per passare a quella che sarebbe una soluzione aperta e libera, solo un pazzo non valuterebbe la scelta in modo serio appoggiando la causa delle licenza…….io sono pazzo e vi spiego perchè.
Lo studio in questione risale all’ormai lontano 2005, da quel tempo le evoluzioni del software open sono state enormi quindi è inutile basare questo tipo di decisioni su di uno studio obsoleto si avrebbe solo una falsa illusione di avere deciso nel modo migliore in base a dati oggettivi.
Mi sento di dire che siamo davanti al classico caso di fidelizzazione viscida da parte di aziende produttrici di prodotti proprietari in grado di rendere l’utente schiavo di essi, mi posso anche sbagliare ma non vedo trasparenza nella politica di attribuzioni dei prezzi alle licenze applicate dalle varie case software ad ogni macchina europea.
Nel 2005 una tipica postazione costava all’amministrazione poco meno di 138 euro ora, immaginando una configurazione classica con OS, suite di produttività ed un altro software a scelta, non mi riesce di trovare il modo di incastrare queste tre licenze in questi pochi euro.
Tutti sanno che in realtà una tipica configurazione del genere costa, in licenze, molto di più e, anche valutando una modalità di vendita simile a quella delle licenze a volume, mi sento di dire senza alcune timore che ci sono gli estremi per denunciare una condotta scorretta di mercato tanto è forte la sensazione che siano applicati prezzi troppo bassi per essere veri.
Rimanere sulla piazza e no permettere l’entrata nel campo di soluzioni aperte, che poi potrebbero anche dimostrarsi più performanti e sicure, vale sicuramente un periodo di ricavi ridotti o quasi inesistenti.
Credo che in questi casi le cifre in ballo, oltre che obsolete nella loro valutazione, non vadano considerata per la loro reale portata ma come un investimento da effettuare per svincolare l’amministrazione europea da tutti quei vincoli imposti dal software chiuso riportando così democrazia all’interno di questo delicato settore.
Speriamo in una prossima classe dirigente più illuminata dell’attuale che si impegni e lavori per pretendere nuovi risultati da uno studio commissionato a dovere e realizzato in tempi ragionevoli visto l’estrema velocità con il quale cambia e si muove lo sviluppo del software aperto.
Ciao a tutti.





















Ciao,
come tutti sanno la Microsoft è una Corporation..e cosa potevamo aspettarci da una corporation come questa? Credo che in questi casi l’informatica vera e propria non centra più niente!