Native Client + Chrome = codice x86 nel browser
Google integra nel suo browser Chrome Native Client ed il desktop si trasferisce sul web
Operare direttamente sul web senza nessun programma installato e con solo un client, in questo caso browser, ad interfacciare la nostra macchina al web in modo da avere a disposizione tutti quegli applicativi necessari a svolgere il nostro lavoro quotidiano.
Sembra una realtà ancora molto lontana anche se pronosticata più volte negli ultimi anni, la tecnologia necessari a questo tipo di sviluppo della rete web non è poi così lontana e si potrebbe dire che molto è stato già fatto.
Altra componente fondamentale in questo processo è la disponibilità di una copertura capillare del territorio nazionale con linee degne di nota e dalla grande velocità.
Tralasciando però questi due, anche se fondamentali, dettagli possiamo affermare che il futuro citato in apertura del post non è così lontano, forse è più vicino di quanto crediamo e, come al solito, sembra che l’artefice di tali prodigi sia un colosso del web molto interessato a questo genere di innovazioni, chiaramente sto parlando di Google.
Presentano nel Dicembre 2008 questo progetto made in Google ha come obbiettivo quello di permettere esecuzione di codice x86 direttamente all’interno del browser fornendo maggiore sicurezza e velocità rispetto alle ActiveX di Microsoft.
A distanza di quasi un anno ecco comparire una interazione del progetto nella versione del browser Chrome destinata agli sviluppatori, con la versione 4.0.220.1 il supporto a tale tecnologia è presente da disattivata di default.
La stessa Google invoglia però i propri utenti mettendo a disposizione una chiara documentazione che, una volta seguita, mette in grado il lettore di operare sul browser in modo da attivare il Native Client.
Google definisce in questo modo Native Client:
una tecnologia open source per far girare codice nativo x86 in applicazioni web, con l’obiettivo di mantenere la neutralità del browser, la portabilità del sistema operativo e la sicurezza che le persone si aspettano delle applicazioni web.
Sicuramente un passo fondamentale per Google che mira alla diversificazione dei suoi servizi in modo da abbracciare il più possibile il mondo della rete.
Penso anche ai possibili sconvolgimenti finanziari che una rivoluzione del genere potrebbe portare sul medio o lungo termine se effettivamente tale transizione dal desktop classico a quello “web” dovesse avere successo, le software house che non fossero in grado di mettere in atto una trasformazione verrebbero probabilmente spazzate via in modo violento e senza forme di appello.
Per ora però sembra che tale sconvolgimento non ci sarà se non da qui a distanza di qualche anno.
Ciao a tutti.





















mmmhhh l’articolo mia piace, ma vabbè, quel “hanno” finale stona un po’ :p
Prontamente corretto, ti ringrazio della segnalazione…..purtroppo la fretta è sempre cattiva consigliera e, sbagliando, scrivo sempre di corsa senza poi rileggere
Grazie per i complimenti all’articolo