I nuovi file system per GNU/Linux: exofs (terza ed ultima parte)
Terzo ed ultimo post per quel che riguardo i futuri file system del pinguino, oggi tocca ad exofs
Il sistema exofs è il secondo candidato ad entrare in competizione con le attuali metodologie di archiviazione, come anticipato nel primo post di questa breve serie la particolarità di questo file system ricade nella capacità di costruire la propria architettura su di un concetto di oggetto e non di blocco.
Inizialmente sviluppato da IBM venne poi “cresciuto” dalla Panasas che ne cambiò anche il nome da file system OSD al nome attuale.
Spiegare il funzionamento di un file system ad oggetti è estremamente complicato e per questo non mi avventura nemmeno nell’impresa in cambio però fornisco una immagine che dovrebbe in qualche modo spiegare come il sistema gestisce il disco:

Il sistema in realtà non si accorge di questo cambiamento radicale grazie al sistema VFS che il kernel Linux implementa, ad alto livello infatti il Virtual File System Switch (VFS) fornisce il percorso di exofs dove lo stesso comunica con il sistema di storage ad oggetti attraverso un iniziatore OSD locale.
L’idea di base è di avere tutti i benefici di questa nuova concezione di file system ad oggetti senza passare per una completa rivoluzione dell’OS stesso.
Ma dove sono, e soprattutto quali sono, i vantaggi di un file system ad oggetti??
Per la classica utenza domestica questo tipo di gestione dei dati non rappresenta una evoluzione importante ma la grande industria del cloud computing potrebbe tranne molto vantaggia da questa tecnologia che alla prova dei fatti dimostra tutta la sua potenza sotto il profilo della scalabilità.
Per maggiori info vi rimando alla classica Wikipedia che in questa pagina riesce bene a riassumere i concetti base di questo file system.
Quale che esso sia il futuro per le tecnologie dei file system sembra passare attraverso il kernel Linux e di questo la comunità non può esserne che felice.
Ciao a tutti.




















