Apri e dai fiato, la brutta abitudine del popolino italico

Quando un evento perfetto viene sminuito dal manager di turno

Capita dunque che delle volte ci siano delle grandi inziative volte a portare il valore del software libero all’interno del quel circuito chiuso, e perchè no vecchio ed obsoleto, delle aziende.

Capita anche che il sottoscritto venga chiamato a relazionare su di un argomento inerente a questa tematica e, pur a proprie spese, l’individuo in questione affronta volentieri tratti di strada relativamente lunghi spinto dalla voglia di portare a conoscenza del mondo una cosa meravigliosa come il software libero.

Non sono un santo ed inutile negare che vedo queste opportunità come un mezzo di sponsorizzazione personale che potrebbe trasformarsi in occasioni per conoscere persone e realtà con in quale instaurare reali collaborazioni lavorative anche importanti.

Sembra un quadro idilliaco ma dietro l’angolo si cela sempre l’interesse, il losco ma soprattutto l’ignorante di turno che, pur di proteggere i propri interessi, fa figure degne del peggiore conoscitore degli argomenti trattati.

Tutto ha inizio nella giornata di Sabato 6 Febbraio quando una volenterosa professoressa di un locale ITI con specializzazione informatica organizza in modo magistrale un workshop dal titolo “Opzione Open Source // Strumenti e competenze per l’innovazione”, invitati/obbligati i ragazzi del comprensorio scolastico ma soprattuto le autorità che presiedono alle organizzazioni di categoria.

Ecco quindi schierati i vari sindaci ed autorità, il presidente della federazione degli industriali della regione, alcuni rappresentanti dei progetti Open che la regione Marche sta portando avanti ed altre figure professionali che cercao di portare il sorgente aperto all’interno alle realtà che potrebbero avvantaggiarsi, in termini economici ma non solo, del frutto della comunità di cui mi onoro di far parte.

Proprio perchè destinato alle azinede il workshop vede la partecipazione attenta ed interessata di alcune aziende software che operano a livello nazionale nonchè di rappresentanti di realtà diverse che cercano di migliorare la propria conoscenza dell’argomento.

Tutto si svolge nel migliore dei modi con talk esaustivi, interessanti e completi che stimolano l’attenzione del pubblico; arriva il momento della pausa e lo scambio di opinioni e di pareri è subito dietro l’angolo, in molti si dimostrano interessati alle postazioni allestite dove fanno bella mostra di se normalissime macchine equipaggiate con software libere per divenire dei veri e propri server aziendali in grado di sostenere la totalità delle richieste di una PMI.

Riparte la macchina dei talk e tutto procede in modo splendido fino a che…..arriva il momento delle domande.

Gli interventi vengono dalla parte delle aziende, dubbi, insicurezze e voglia di certezze, sono questi i punti focali su cui puntare.

Le aziende desiderano avere soluzioni a basso costo (neanche a dirlo) chiavi in mano e con assistenze garantite e competenti.

Purtroppo per noi il mondo open è ancora visto come una manica di smanettoni che provano sperimentano ma non forniscono del grado di sicurezza necessario a garantire un servizio continuativo, devo dire che in parte non si sbagliano ma all’interno di questo panorama ci sono realtà che operano sul mercato e garantiscono tutto questo.

C’è da sconfiggere la diffidenza creata aimè dall’ignoranza delle persone su questi argomenti, ecco spuntare quindi domande che potrebbero più o meno suonare in questo modo “Ma se GNU/Linux non è così usato forse un motivo ci sarà, come mai?”, a mio avviso il miglior modo di rispondere a queste domande è portare reali casi di successo o magari porre l’attenzione su aziende che hanno costruito imperi economici proprio sulle fondamenta GNU/Linux…..i soldi fanno sempre presa.

Ma eccoci al momento cruciale quando un signore distinto si alza in piedi e prendendo il microfono inizia e sparare a zero sull’organizzazione del convegno e sulla tematica dello stessso chiudendo il suo inetrvento c on la frase più stupida che uomo abbia mai sentito da qui al Pleistocene, epoca nella quale occhio e croce l’uomo ebbe una sua evoluzione significativa, “Possiamo dunque affermare che GNU/Linux ha una valenza puramente didattica ma di fatto il suo codice è peggiore rispetto a quello dei prodotti commerciali“.

Commenti e reazioni in stile GNU infuriato si sono accese seguite da proposte di tavole rotonde durante le quali discutere, con i sorgenti in mano, di quale sia il codice scritto in modo migliore.

Potremmo pensare che il tizio in questione non sapesse di cosa stia parlando ed invece no, il tizio in questione è uno dei boss di una nota azienda informatica che, a dispetto del loro orrendo sito, fatturano milioni di euro tenendo sotto scacco migliaia di comuni e di pubbliche amministrazioni italiane fornendo i loro servizi e software tutti rigorosamente a codice blindato.

Uno stralcio di una mail che mi è arrivata qualche giorno seguente da uno dei relatori:

………..parla in quel modo perché di fatto “possiede” la gran parte delle istituzioni del nostro territorio. Il discorso del possedere è serio.
Dico possiede perché effettivamente controlla e compra contemporaneamente:

I software della “potente azienda” sono completamente proprietari, hanno scritto persino un database e l’editor di testo. Li hanno scritti con un loro linguaggio di programmazione interno, quindi di fatto hanno incatenato chi ha acquistato la loro accozzaglia. Le aziende sono talmente incatenate che devono pagare 1500 euro ogni volta che devono far ripartire una macchina che si è spenta, perché bisogna fare una “procedura” per far ripartire il database. Mi immagino anche la liceità di tale procedura.
Dico anche possiedono, in termini monetari, perché si è arricchito con questo discorso estremamente proprietario, ed immaginate in quale maniera limpida, ora abbia i suoi software installati in oltre 7000 comuni italiani. (continua…..)

Se pensate che sia finita qui vi sbagliate di grosso visto che la stessa azienda tiene sotto scacco un intero dipartimento universitario grazie ad i fondi erogati allo stesso.

Questo è lo schifo da fermare e da abbattere, ecco come funzonano le cose in Italia, il potente sempre più potente grazie ad i suoi contratti ed alle sua imposizioni.

Che dite, riusciamo noi come comunità libera e senza padroni a cambiare questa pericolosa tendenza almeno nel nostro settore?

Le più grandi rivoluzioni sono partite sempre dal basso e magari potremmo essere i fauturi di una di queste all’interno del panorama IT italiano.

Ciao a tutti.

P.S.: sotto consiglio di chi ha collaborato con loro, fuggendone in tempo, ho tolto nome e link dell’azienda in questione.



9 commenti presenti

  1. LorenzoNo Gravatar febbraio 11, 2010 13:56

    Nei paesi tecnologicamente più avanzati moltissime realtà “big” hanno tratto beneficio a passare al software libero. Notizia degli ultimi giorni è l’apertura di Symbian, ad esempio. La nostra comunità può vincere, se il mercato stesso è ‘libero’ nel senso che si ha l’informazione (quasi) perfetta.

    In Italia questo non succede. Il mercato è malato dove uno si compra e si vende i suoi prodotti alle sue aziende. Ma qui la nostra comunità ha poco da fare, purtroppo. Dovremmo solo sperare che la prossima classe dirigente (che siano assessori di un piccolo comune, amministratori di piccole o grandi aziende) sia un pelo più preparata e informata rispetto ai vantaggi della cultura libera in generale, e del software (quello che fa risparmiare tanti dindini) in particolare. Forse vinceremo, ma lo faremo vent’anni dopo rispetto al resto del mondo.

    Resta comunque validissimo e importantissimo l’impegno che la comunità dà partecipando e organizzando certi incontri, proprio per aprire gli occhi ai dirigenti. Per questo complimenti per la passione che impieghi in certe attività.

    Un saluto da Macerata!
    Lorenzo

  2. PaoloPi'No Gravatar febbraio 11, 2010 14:29

    Ciao,
    1) dagli header “nota zienda” usa apache e php
    e’ banale fargli notare l’incoerenza delle sue affermazioni.
    2) ha giustificato/documentato la sua affermazione?

    in ogni caso a critiche evidentemente insostenibili/errate come questa bisogna sempre rispondere pacatamente con fatti.

    ciao

  3. ShaytanNo Gravatar febbraio 11, 2010 16:04

    @PaoloPi’
    scusa per aver editato il tuo commento…leggi il ps aggiunto al post…….
    Per quanto riguarda le argomentazioni circa la sua affermazioni sono state del tutto assenti, è stata una affermazione priva di perchè o qualsiasi altro tipo di spiegazione.

  4. ShaytanNo Gravatar febbraio 11, 2010 16:05

    @Lorenzo
    Grazie mille, da parte mi cerco di fare del mio meglio ed essere ripagato con commenti come questi già è un degno compenso.

  5. AldoNo Gravatar febbraio 11, 2010 18:02

    Non ho altre parole se non quelle che Paolo ha già detto al punto 2: le affermazioni vanno sempre sostenute da documentazione.

  6. chiccoNo Gravatar febbraio 11, 2010 19:09

    @Shaytan: verso la fine (dopo lo stralcio della mail di uno dei relatori… almeno non perdi tempo a rileggerti tutto il post) e’ rimasto il nome della azienda…

    per il resto, quoto quello che e’ gia’ stato detto.
    c’e’ da dire, comunque, che qualche piccolo passo verso il software libero ogni tanto viene fatto. qualche comune (mi viene in mente bologna perche’ ci vivo, ma sicuramente ce ne sono anche altri) ha iniziato un graduale passaggio al software libero. certo, siamo ancora lontani dalla conquista del mondo, ma da qualche parte si dovra’ pure partire? :D

  7. ShaytanNo Gravatar febbraio 12, 2010 10:30

    @chicco
    grazie per la segnalazione, anche da noi molto si sta facendo in ambito regionale ma purtroppo i comuni, vuoi per competenze specifiche dei dirigenti CED vuoi per altri motivi di carattere politico ed economico, sono ancora terra “chiusa”, questo mi rattrista perchè penso che si dovrebbe iniziare proprio da loro per una conversione efficace.

  8. MorenoNo Gravatar febbraio 19, 2010 17:44

    Ciao.
    A leggere questo post viene tanta amarezza, perchè ci si sente Don Chisciotte contro i mulini a vento. Purtroppo in Italia c’è troppa ignoranza e troppa poca voglia di impegnarsi. Perchè “risparmiare” nel campo dei software e/o sistemi operativi open vuol dire anche impegnarsi ad imparare qualcosa di nuovo, ed in parte cambiare le proprie abitudini. Ci sono grandi (enormi) interessi in questo campo; ma se la “rivoluzione” partisse dal basso, da ognuno di noi, le cose comincerebbero a cambiare.
    Per la mia parte, cerco di diffondere tutto quello che è open, da ubuntu a gimp, openoffice e via dicendo. A forza di seminare qualcosa crescerà prima o poi, no?
    Non bisogna mollare.
    Un saluto da Sanremo…

  9. giassaiNo Gravatar marzo 3, 2010 01:00

    Si poteva far notare all’amico Fritz che “…il suo codice è peggiore rispetto a quello dei prodotti commerciali” non ha senso dato che il software proprietario non ha (usualmente) codice confrontabile per definizione.

    Inoltre, il supporto che offrono le attuali aziende software è risibile e si riduce a “Ha aggiornato i driver? Sì? Allora è un virus”. A loro preferisco ancora uno smanettone coi brufoli, che costa meno e risolve uguale.

    Quei cagainbraghe delle aziende invece hanno solo bisogno di un tecnico che sforni una frase criptica a sufficienza da poter sembrare vera, tipo “Non riceveva allegati perché il server DNS era down e l’URL del file non veniva risolto”. Software libero e chiarezza non aiutano di certo, a quelli bisogna solo rubargli i soldi ad oltranza per farli contenti.

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