Uno sguardo al cloud computing, prima parte

Ogni azienda che opera nel mercato sia nazionale che globale ha oggi un proprio sito internet.

Spesso questi siti sono delle semplici soluzioni dominio + spazio web dove “hostare” le pagine del proprio angolo di web ma molte sono le realtà che hanno la necessità di avere dei propri server.

Come sappiamo uno studio di fattibilità e dimensionamento di servizi del genere deve essere ben fatto e sicuramente in linea con le esigenze dell’azienda o dell’ente pena la difficile fruibilità dei contenuti e delle appliance del server stesso.

Generalmente è possibile incappare in tre situazioni tipiche:

a) il server viene enormemente sovradimensionato e risulta economicamente dispendioso mantenere in vita il sistema con la conseguente perdita di denaro e di risorse macchina inutilizzate

b) il server è correttamente dimensionato ma un improvviso aumento del traffico, magari per l’uscita di un nuovo prodotto della ditta proprietaria dello stesso, mette in crisi tutta l’infrastruttura fino a portarla al collasso ed ad una situazione di non raggiungibilità delle pagine o dei servizi erogati

c) il server è sottodimensionato e non regge nemmeno 10 minuti on-line vista la mole di traffico che deve sostenere

generalmente le situazioni a e c non hanno ragione di esistere, anche se ho visto cose che voi umani non potreste nemmeno immaginare, contrariamente invece la situazione b proprio perchè reale trova riscontro nella vita reale con una certa frequenza.

In questo frangente le soluzioni possono essere sostanzialmente due, una lungimirante gestione del parco macchine da parte degli amministratori, cosa molto difficile da realizzare, o il ricorso a tecnologie evolute come quelle del cloud computing.

Amazon_server.jpg

Un palese esempio di come il cloud computing abbia evitato una delle situazioni spiacevoli e critiche descritte sopra è quello della Blue Origin.

Questa azienda ha pubblicato nel 2007 dei video su di un prototipo di veicolo a decollo verticale per voli suborbitale sollevando l’interesse di moltissime persone che hanno letteralmente preso in assedio le pagine web della giovane startup.

Il traffico arrivò fino a 758 Gb giornalieri contro i 10 Gb medi e tutta la struttura è riuscita a reggere grazie ad un servizio di Cloud Computing di Amazon, chiamato S3, nel quale erano ospitati i filmati.

In questo modo la giovane impresa ottenne tre note positive, innanzitutto la capacità di progettare un prototipo del veicolo in questione, in secondo luogo una ottima impressione verso coloro che hanno visitato le pagine web ed in terzo luogo, ma non meno importante, un notevole risparmio economico derivante dalla tariffazione conveniente del servizio di cloud computing che, nel mese di traffico elevato, è costato solo 300 dollari.

Come è possibile notare da questa vicenda i risvolti positivi sono molteplici ma possono essere riassunti in due concetti fondamentali:

  • la possibilità di caricare applicazioni su di una rete (griglia) di computer svincolandosi completamente da un server e dalla gestione dello stesso ma limitandosi alla consegna dell’applicazione verso chi provvederà poi ad installare e far funzionare il tutto
  • la possibilità di essere estremamente scalari risparmiando denaro

I servizi di questo tipo stanno proliferando sul web ma il titolo di pionieri della tecnologia spetta di diritto ad Amazon che ha fatto di questa innovazione un grande business.

Chiedendo già scusa a Simone Brunozzi per le eventuali cazzate inesattezze che andrò ad esporre mi appresto a fare una rapida carrellata dei prodotti Amazon riguardanti il cloud computing.

Amazon S3

La sigla S3 sta per Simple Storage Service ed identifica un servizio basato su delle interfacce di tipo Soap e Rest per la gestione di dischi remoti virtuali.

E’ possibile anche l’uso di protocolli BitTorrent.

Questo permette quindi, ad una applicazione installata sul web, l’associazione di spazio di memorizzazione.

Per conoscere ancora più dettagli www.amazon.com/s3/.

Amazon SimpleDB

Con una interfaccia simile a quella di un database questo servizio offre lo storage di dati di tipo strutturato, non è possibile considerare questo servizio alla stregua di un database tradizionale anche se offre procedure base come la creazione di dati di tipo strutturato e interrogazioni dell’archivio effettuabili in modo dinamico.

Per conoscere ancora più dettagli www.amazon.com/simpledb/.

Amazon Simple Queue Service (SQS)

Servizio di accomodamento dei messaggi che ha come l’obbiettivo di fornire un supporto di tipo database per tutte quelle applicazioni che si servono di una database per scrivere le informazioni da processare e poi cancellare in seguito.

Interfacce di tipo Soap ed un sistema di autenticazione per la protezione completano il servizio.

Maggiori info www.amazon.com/sqs/.

Amazon Elastic Compute Cloud (EC2)

Questo servizio è il succo di tutta la questione, esso permette la creazione di una macchina virtuale con hardware libero seguita dalla successiva installazione della stessa con successiva possibilità di creazione di più copie per la dislocazione delle stesse in modo geograficamente strategico all’interno della rete.

Importante anche la possibilità di clonare la macchina per rende innocue eventuali situazioni di carico anomalo.

L’esecuzione della procedura è semplicissima; si parte con la creazione della macchina AMI (Amazon Machine Image) la quale viene memorizzata in Amazon S3.

Le macchine possono essere costituite in modo personale oppure prendendo come riferimento quelle già “preconfezionate” da Amazon comunque liberamente configurabili per quel che riguarda memoria, cpu ed altri parametri.

Il sistema operativo prescelto è GNU/Linux, guarda caso, e grazie alle interfacce Soap del servizio è possibile controllare, fermare o avviare ogni macchina in modo indipendente dalle altre.

Il punto di forza del servizio, come ormai dovrebbe essere palese, è la possibilità di comperare dinamicamente, quindi senza interruzione del servizio, migliaia di server per il tempo necessario allo smaltimento del picco di traffico che si registra.

Maggiori info www.amazon.com/ec2.

In tutto questo fiorire di servizi da parte di Amazon anche la grande G del web (Google) si è mossa verso questa tipologia i servizi con Google AppEngine.

Attualmente il servizio della BigG è in versione beta ed a numero chiuso, esso permette di creare applicazioni in Python ed è possibile notare una differenza notevole dal servizio EC2 di Amazon più precisamente nel caso di Amazon si può parlare di un insieme di macchine virtuali mentre in questo caso AppEngine è un server applicativo condiviso.

Per avere ancora più informazioni sul servizio Google o per prelevare l’SDK http://code.google.com/appengine/.

Per ora mi fermo qua ma vi aspetto per il prossimo post sull’argomento dove vedremo come mettere le mani in pasta.

Ciao a tutti.

Condividi questo post:
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Google
  • oknotizie
  • StumbleUpon
  • Tumblr
  • TwitThis
  • Digg
  • diggita
  • MySpace
  • Reddit
  • Technorati
  • ghenghe
  • tuttoblog
  • Wikio IT
  • Friendfeed


2 commenti presenti

  1. notoriousxlNo Gravatar settembre 5, 2008 17:05

    Bell’articolo, lo salvo su del.icio.us perché adesso non ho tempo di leggere i link di approfondimento. ;)

  2. ShaytanNo Gravatar settembre 5, 2008 17:14

    Grazie mille ;)

Lascia un commento

Rispetta le regole del blog. La tua e-mail non verrà pubblicata.