Accorgimenti per sfruttare al meglio i dischi a stato solido su GNU/Linux
Quella che per adesso è una previsione nel breve termine domani sarà un importante risorsa per il futuro.
Sto parlando dei tanto discussi Ssd, i dischi a stato solido infatti solo adesso si affacciano al mercato non professionale dopo aver fatto ala loro comparsa nel segmento professionale.
Ad onor del vero questa tecnologia e ben lontana dall’essere sfruttata come si deve, ci sono varie cause che impediscono il dilagare di questi dispositivi ma tra le più importanti troviamo:
- sicuramente un prezzo molto elevato
- capienza limitata rispetto ai dischi tradizionali
- forte riduzione di prezzo dei supporti meccanici a dischi rotanti
- volontà dei produttori di sfruttare la vecchia tecnologia fino alla fine
troviamo però dei validi motivi che ci fanno considerare l’acquisto:
- velocità migliori
- supporto ad una reale tecnologia raid (reale nel senso di reale raddoppio di velocità per configurazioni ti tipo raid0)
- basso tasso di rotture
- maggiore resistenza agli urti
- minor consumo
non è da prendere minimamente in considerazione l’acquisto di questo tipo di unità in ambito domestico ma sempre di più è possibile trovare macchine professionali o server che dispongono di queste unità per svolgere missioni critiche come potrebbero essere quelle di un database.
Tanto questa tecnologia si presta bene a questi utilizzi che è di qualche giorno la notizia secondo la quale i ragazzi di MySQL hanno fatto dei test con queste unità facendo registrare incrementi prestazionali del proprio database tali da togliere ogni dubbio a chi era ancora scettico.
Ci ritroveremo quindi tra un paio di anni (o forse meno) con almeno un disco di questo tipo all’interno del nostro case e magari davanti a configurazioni di tipo ibrido come potrebbe essere un pc con Ssd per il sistema operativo e Hdd tradizionale per i dati.
Ma la questione non si ferma solo a quello che può essere l’hardware, anche i sistemi operativi si dovranno “adeguare” a quello che sono le nuove tecnologie e GNU/Linux non fa certamente eccezione.
In realtà il supporto a questo tipo di unità è già integrato nelle maggiori distro in quanto già incluso a livelli kernel ma l’attivazione di questi accorgimenti non avviene di default visto ancora il ristretto mercato di questo tipo di memorie.
La configurazione interessa sia il kernel che il file system i quali devono essere istruiti circa il tipo di unità alla quale accedono.
Le ragioni di una diversa configurazione sono palesi, un diverso tipo di costruzione e di funzionamento delle periferiche influisce sulle modalità adottate dal sistema operativo per il loro utilizzo.
Più in particolare possiamo dire che sui dischi tradizionali, composti da più piatti rigidi rotanti, il metodo metodo di utilizzo è quello di far spostare le testine in modo ordinato, lineare facendo si che si riduca al minimo il numero di salti da un piatto all’altro; per gli Ssd questo non è valido è quindi vanno ottimizzati gli “elevator” cioè quegli algoritmi che gestiscono le operazioni di scrittura e letture in modo da rendere più fluido possibile il movimento delle testine di lettura/scrittura.
GNU/Linux è fornito di quattro tipi di elevator ognuno dei quelli è ottimizzato per l’uso di un determinato hardware, di default l’elevatore utilizzato è quello per i tradizionali dischi rigidi.
Questo algoritmo non è utile per ottenere il massimo delle prestazioni per le unità Ssd ed è per questo che è conveniente attivare l’elevatore chiamato noop.
Per far questo è sufficiente modificare i parametri di avvio del kernel aggiungendo l’opzione “elevator=noop”.
La modifica è da apportare nel file /etc/rc.local aggiungendo per ogni disco a stato solido la stringa:
1 | echo noop > /sys/block/VOSTRODEVICE/queue/scheduler |
Una successiva modifica è possibile per far si che il kernel non aggiorni o scriva nella tabella dei metadati di ogni file le informazioni inerenti all’ora dell’ultimo accesso hai file stessi (“noatime”), questo accorgimento può apportare notevoli aumenti di velocità e va applicata ad ogni partizione locata nel Ssd attraverso la modifica del file /etc/fstab.
Anche il bios del pc può concorrere all’uso ottimale di questo tipo di drive ed è per questo che, se possibile, conviene impostare lo stesso in modalità Write Back.
In ultimo vi consiglio la lettura di un buon articolo in lingua inglese reperibile qui.
Ciao a tutti.




















