Le strategie Microsoft per aiutare GNU/Linux

Se pensate che stia impazzendo vi dovrete ricredere, penso che realmente Microsoft stia aiutando GNU/Linux ovviamente in modo totalmente indiretto ma in fin dei conti, come diceva qualcuno di famoso, l’importante è lo scopo i mezzi che si usano per raggiungerlo sono indifferenti.

Questa strategia ha avuto inizio con l’uscita di Win Vista, qui gli utenti di Redmond si sono divisi in quattro filoni principali:

  • chi è rimasto ad Xp
  • chi è passato a Vista pentendosi subito dopo
  • chi è passato a MacOSX
  • chi è passato a GNU/Linux

sul fronte aziendale poi la situazione può essere riassunta utilizzando solo il primo ed il quarto punto.

Personalmente, memore degli errori effettuati, pensavo che la direzione di Redmond avesse capito le proprie colpe e, dopo un necessario minuto di vergogna seguito da un esame di coscienza, avesse deciso di non commettere più gli stessi errori.

Sembra invece che tutta la vicenda non sia servita a nulla infatti proprio in questi giorni si sta svolgendo, o forse è appena terminato…non ricordo bene, il PDC2008 a Los Angeles dove la Microsoft ha fatto sfoggio del suo nuovo sistema operativo Win7 ormai quasi in beta pubblica.

Come detto prima, anche se compresi i vecchi errori, sembra che la direzione sia pronta ad ignorare i saggi insegnamenti impartiti dal mercato visto che i primi segnali di chi ha provato il nuovo os non sono certamente positivi.

Sembra che le prestazioni siano paragonabili ad un Vista aggiornato al service pack 1, la sensazione di un Vista2 è molto forte dato che kernel ed altre parte importanti saranno ereditate direttamente dal “vecchio OS”.

Ancora maggiore disordine per quanto riguarda l’interfaccia che invece di diventare sempre più razionale e comoda da utilizzare crea confusione nell’utente, un esempio potrebbe essere il nuovo pannello sistema e sicurezza il quale però non offre nessuna configurazione per il comparto sicurezza, mi chiedo se abbiano mai utilizzato Gnome?.

Molto di voi potrebbero pensare che la strada per avere la versione finale è ancora lunga, non vi do torto i miglioramenti apportabili sono pressoché infiniti ma nell’attesa mi sento di ringraziare Microsoft per quello che sta facendo per spingere sempre più utenti, e soprattutto aziende, all’adozione di GNU/Linux.

Grazie di cuore Ballmer.

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P.S.: dimenticavo di citare anche il fenomenale Win Azure, se non riescono a creare un sistema operativo per singola macchina come pensano di riuscire a creare qualcosa di decente per il cloud computing, IMHO visto i precedenti sarà un sistema lento e macchinoso ma per dare pareri più sensati è doverosa una prova sul campo.

Ciao a tutti.

Nuovo spin in casa Fedora

In casa Fedora è tempo di spin, la nota distro infatti presenta una nuova distro equipaggiata con le tecnologie di Sugar.

Sugar_Jar.jpg

Se non lo ricordate Sugar è l’ambiente che il progetto di Negroponte, con il suo laptop XO a besso costo per i paesi emergenti, usa sopra ad un core direttamente derivato da Fedora.

Ora il progetto Sugar è gestito da una apposita società creata ad hoc dal nome quasi ovvio di Sugarlabs la quale porta avanti il lavoro intrapreso senza scopi commerciali o fini di lucro.

Ora la situazione si aggiorna e vece Fedora rilasciare, con uno spin, un live cd che presenta Sugar come ambiente di default del sistema, la stessa live integra il sistema di video scrittura sugar-write basato su Abiword più altri software caratteristici dell’ambiente in questione.

Quasi quasi la provo giusto per farmi un’idea di questa nuova interfaccia.

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Ciao a tutti.

Per gli amanti del rischio Mozilla Minefield….ed il web vola

Desiderate avere velocità da brivido mentre eseguite i vostri javascript o quelli dei siti che amate di più??

Non affidatevi a V8, il motore di Google Chrome, ma piuttosto a Mozilla Minefield.

minefield_logo.png

In effetti siamo di fronte ad un campo minato a tutti gli effetti, se da un lato infatti questo “parente” di Firefox si è dimostrato velocissimo nell’esecuzione di javascript dall’altra quella che è possibile scaricare è una versione “molto alpha” del software spinto dal nuovo e fiammante motore javascript Tracemonkey che promette di essere in un prossimo futuro l’arma segreta di casa Mozilla.

A giudicare dalle prestazione che vengono rilasciate da chi testa il software le aspettative sono confermate, se anche voi avete fegato e sangue freddo per avventurarvi in questo tipo di esperienze mistiche sappiate che è possibile scaricare Minefield, corredata da Tracemonkey e da innumerevoli bug, direttamente dai server della fondazione.

Più precisamente è possibile scaricare le “nightly builds” direttamente da qui per i più noti OS quindi GNU/Linux, MacOSX e Win (notare come l’ordine non sia casuale ma voluto).

Una volta scaricato il software non è più necessario procedere all’attivazione del nuovo motore javascript manualmente in quanto già attivato di default.

Quindi allacciate le cinture, immettete una destinazione e premete invio.

Ciao a tutti.

P.S.: ammazza quanti bug……..

Ubuntu 8.10 su MacBook (4.1)

Forse non ve ne siete accorti ma da queste parti è apparso un nuovo notebbok, questa volta ho deciso di affidarmi ad Apple ed al suo MacBook nella classica livrea bianca.

Il mio primo pensiero è stato quello di installare GNU/Linux e devo dire che sono proprio soddisfatto dello stato raggiunto.

Non ho eliminato MacOSX ma ho affiancato allo stesso Ubuntu 8.10 raggiungendo così lo stato dell’arte, a mio avviso, riguardo ai sistemi operativi contemporanei.

Da un lato MacOSX che permette di avere a disposizione una piattaforma efficace per ogni volta si senta la necessità di usare software a codice chiuso, dall’altra Ubuntu 8.10 che invece è il sistema ideale per il lavoro la navigazione ed in genere per il 99% delle operazioni possibili su di una macchina.

Il supporto di Ubuntu ai Mac è buono e devo dire che il sistema è funzionante al 95% “out of the box”, mancano ovviamente alcuni punti chiave per riuscire in una corretta e completa configurazione come ad esempio il supporto alla webcam iSight e la corretta gestione audio in presenza di cuffie collegate al sistema.

Problemi magari minori ma che comunque devono essere risolti per avere il pieno controllo sull’hardware in modo da sfruttare tutte le sue caratteristiche.

Anzi, dato che ci sono, vi chiedo se conoscete risorse dove apprendere informazioni sulla corretta configurazione della webcam, anche se ci sto già lavorando, un link in più non guasta mai.

Per ora non posso che ritenermi molto soddisfatto della macchina in questione che si presenta ben costruita e con un design invidiabile, personalmente la trovo leggermente pesante anche se questo è il prezzo per ottenere autonomie veramente sorprendenti.

Appena conclusa tutta la configurazione, comprese webcam e bug audio, ho in mente di realizzare una guida per l’installazione in dualboot dei due sistemi operativi.

Ciao a tutti.

P.S.: già sento i vostri commenti, perchè non hai piallato l’hdd eliminando OSX?? Vi dirò che pur essendo chiuso OSX è un buon, se non ottimo, sistema operativo e buttarlo nel cassonetto non mi sembra il caso quindi viva la sana, pacifica e produttiva convivenza dei due OS.

Video dei kernel hacker Linux

La Linux Foundation ha pubblicato alcuni video registrati in occasione del vertice Linux Kernel Summit.

I video non riguardano soltanto Torvalds ma anche gli altri esponenti di spicco della fondazione che ogni giorno lavorano sul kernel del pinguino.

linus_torvalds_lks13.jpg

Ovviamente l’interesse maggiore è stato per il video del creatore di Linux che ha esposto alcuni concetti importanti per lo sviluppo del kernel stesso.

I video sono disponibili direttamente sul sito della Linux Foundation a questo indirizzo.

Ciao a tutti.

Mark Shuttleworth considera i pc ad una svolta epocale

Le affermazioni di Mark Shuttleworth non piovono certamente dal cielo tutti i giorni ma è anche vero che spesso il magnate del software libero ha delle illuminazioni da visionario.

Questa volta se ne esce con delle dichiarazioni molto importanti ed aridite sul futuro di quelle che saranno le nuove interfacce per la gestione dei dati nei futuri pc.

La visione dell’uomo venuto dallo spazio vuole un futuro prossimo nel quale file e cartelle siano qualcosa di ormai dimenticato ed obsoleto.

“I was struck by the number of different ways this meme cropped up. We had superb presentations of ‘real life support problems’ from a large-scale user of desktop Linux, and a persistent theme was ‘where the hell did that file just go?’ People save an attachment they receive in email, and an hour later have no idea where to find it. They import a picture into F-spot and then have no idea how to attach it to an email. They download a PDF from the web, then want to read it offline and can’t remember where they put it. Someone else pointed out that most people find it easier to find something on the Internet – through Google – than they do on their hard drives.”

Mi sembra piuttosto chiara la posizione del noto personaggio che desidera vedere risolti una volta per tutte quei problemi che riguardano la gestione dei file.

Ecco quindi che ancora una volta si sente la necessità di ambienti di lavoro desktop compatibili tra di loro e dotati di una interfaccia grafica comoda e dall’uso semplice.

Applicazioni quasi senzienti e ben integrate nel DE sicuramente potranno fare la differenza nella lotta di tutti i giorni per ottenere un sistema ben organizzato.

Certo c’è molto da lavorare in questo senso e magari istituire delle regole generali per lo sviluppo e l’integrazione delle applicazioni nei desktop manager non sarebbe poi una cattiva idea ma chi meglio del software libero può segnale la strada per i sistemi futuri in questo campo ed è infatti proprio questo che ci si aspetta dai sistemi operativi aperti.

La versione integrale dello Shuttleworth pensiero e disponibile all’interno del suo blog.

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Ciao a tutti.

L’Android con la falla

Importante notizia che riguarda Android, l’ormai famoso sistema operativo open sources per il settore mobile sembra soffrire di una prima falla di sicurezza.

Tale vulnerabilità è stata scoperta da Charles A. Miller ormai famoso per essersi intrufolato in un MacBook AIR in occasione del contest di sicurezza organizzato dal CanSecWest dove veniva richiesto ai partecipanti di violare tre macchine equipaggiate con i sistemi operativi più famosi, GNU/Linux, MacOSX e Windows.

Lo stesso Miller ha pensato bene di testare la sicurezza del nuovo progetto nato in casa Google ed i risultati non sono tardati ad arrivare, la falla scoperta dal bug hunter è stata scovata all’interno del browser dell’os il quale permette di eseguire codice malevolo da remoto dopo che l’utente abbia visitato un particolare indirizzo internet facente capo ad una pagina web appositamente strutturata.

Quanto scoperto da Miller è stato subito corretto da Google che insieme alla collaborazione di AT&T sta sviluppando una patch per i sistemi immessi sul mercato e già nelle mani degli acquirenti.

Per la verità la vicenda, se pur di ordinari amministrazione, ha scatenato un polverone vista la decisione del cacciatore di bug di informare Google e rendere il fatto pubblico nello stesso tempo.

Solitamente un codice d’onore non scritto impegna le parti al reciproco rispetto, quindi la comunicazione da parte dello scopritore del problema all’azienda responsabile va fatta in tempi utili per permettere alla stessa di improntare una soluzione utile e solo dopo che questa sia stata applicata con successo ci si può concedere alcuni attimi di gloria attraverso la divulgazione delle informazioni raccolte.

Miller in questo caso non ha gestito la cosa in termini canonici e si è concesso il privilegio di informare stampa di settore ed azienda nello spazio di poche ore una dall’altra, ovviamente estremo malcontento è stato manifestato dalla stessa Google che si è sentita offesa.

Personalmente ritengo giusto seguire questo codice di condotta non scritto ma questa volta non capisco proprio dove sia il problema visto che Miller non ha fornito nessun dettaglio ma si è solo limitato a dire che aveva scoperto una falla di sicurezza senza per altro scendere in dettagli che avrebbero potuto favorire le attività poco legali di qualcuno in ascolto.

Riflettendoci bene posso dire invece che in questo modo, ossia segnalando il problema senza per questo rendere pubblico alcun dettaglio, il cacciatore di bug è riuscito nell’intento che IMHO si era prefissato fin dall’inizio e cioè costringere Google ad operare nel più breve tempo possibile alla riparazione dell’errore onde evitare che orde di BlackHat si gettassero sul codice di Android alla ricerca della falla da sfruttare per fini illeciti.

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Ciao a tutti.

Lo store della Canonical vende anche software proprietario…non lo sapevo mica

Quanto tempo è passato dall’ultima volta che avete posato la vostra freccia di navigatori incalliti del web sulle pagine dello store della Canonical??

Normalmente vi si possono trovare magliette, cd, stickers, pins, le ottime borse Orgio ed altri oggetti più o meno utili alcuni dei quali tipicamente americani come le enormi tazze da acquaticcio1 caffè.

Mai però mi sarei aspettato di trovare quella che si è rivelata una sorpresa inaspettata, sto parlando della vendita di software proprietario all’interno dello store che in tutto e per tutto sostiene una distro GNU/Linux.

canonical_store.jpg

Quella che vedete sopra ne è una dimostrazione, a lungo mi sono interrogato sul perchè di questa scelta ed alla fine ho trovato una spiegazione.

La stessa è stata fornita da una rappresentante del gruppo di marketing che si occupa dello store.

Un certo Gerry Carr spiega che questa è la nuova strategia della Canonical per avvicinare le aziende ed invogliarle ad utilizzare il loro sistema operativo classe server visto che i maggiori applicativi richiesti dalle divisioni IT aziendali sono presenti sullo store e garantiti come supportati dal sistema operativo stesso.

Sembra quindi che Canonical stia imboccando la strada che altre distro prima di lei, vedi RedHat, hanno percorso per avvicinarsi con successo all’ambiente aziendale.

Personalmente la vendita di software chiuso all’interno di uno store “aperto” lascia il tempo che trova certo è però che si ha un certo effetto nel vedere quei software avvicinati al logo di Ubuntu.

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Ciao a tutti.

1= lavatura di fondo di un recipiente atto a contenere una bevanda prelibata, nel caso del caffè si intende una brodaglia amorfa alla quale possono essere attribuiti tutti i nomi possibili tranne che l’appellativo regio di caffè.

Eugene Kaspersky parla di sicurezza dei sistemi Unix like

Un personaggio così importante come Eugene Kaspersky che parla di sicurezza dei sistemi operativi Unix like non è certamente un pezzo da perdere l’intervista è stata pubblicata sulle pagine di LinuxWord e l’esperto di sicurezza produttore del noto antivirus che porta il suo stesso cognome non è stato certo clemente con le piattaforme Unix like.

Il programmatore fa amari pronostici, pensa alla fine della proverbiale sicurezza di questa categoria di sistemi operativi la quale sarà vittima di attacchi da parte di malware o di cracker.

Ricordiamo che nella famiglia Unix like non troviamo solo GNU/Linux o MacOSX ma anche OpenBSD il sistema noto per la sua ineccepibile sicurezza.

Kaspersky poi passa nella specifico e citando GNU/Linux e MacOSX ci rivela che la sensazione di sicurezza nella quale si crogiolano i rispettivi utenti è in gran parte ingiustificata visto che prima o poi i criminali informatici si stancheranno del web e si rivolgeranno direttamente al pc del singolo utente.

Dietro a tutta la problematica, continua Eugene, c’è la richiesta di maggiore semplicità dei sistemi operativi che sono costretti ad adottare modelli di sicurezza più lascivi ed in preda di possibili malintenzionati.

Personalmente ritengo che non sussista per ora un reale e grave problema di sicurezza negli OS citati ma è necessario ricordare come la questione non sia semplicemente un accorgimento da prendere in fase di progettazione e scrittura del codice ma sempre più spesso una questione di piccoli accorgimenti da adottare da parte di chi usa ogni giorno il computer.

Preferirei quindi ridimensionare la cosa dicendo che la semplificazione dei sistemi operativi richiesta dalle utenze potrebbe, se mal interpretata, portare in una direzione pericolosa ma in questi casi sarebbe necessario dare un minimo di consapevolezza a chi il computer lo accende tutte le mattine per lavoro e “loggandosi” come “AMMINISTRATORE” cosa impensabile a qualsiasi utenti dei sistemi operativi sotto inchiesta.

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Ciao a tutti.

Una leggera delusione per Android [IMHO]

Al suo annuncio la piattaforma aperta per cellulari marcata Google fece felici molti di noi, un progetto interessante ed innovativo che mirava alla creazione di un ambiente aperto e gratuito per dispositivi, come MID e palmari, dalle potenzialità impressionanti visto anche l’apporto che le varie aziende del settore ed i programmatori di terze parti possono portare al progetto.

I tempo scorreva e si iniziavano a profilare i primi problemi in fatto di tempi, Google prometteva di continuo un rilascio nei tempi stabiliti quando invece i segnali che si potevano cogliere in tutto il web portavano a considerazioni di tutt’altra natura.

Poi la presentazione dell’HTC Dream ossia del primo hardware prodotto dalla nota azineda cinese leader del mercato fornito di sistema operativo Android.

La recezione del prodotto sembra essere molto buona vista anche la presenza di un’interfaccia potenzialmente molto promettente e dei vantaggiosi prezzi che il carrier americano, esclusivista per gli USA del prodotto, applica al mercato.

Se ci pensiamo bene però questa è la prima nota dolente della vicenda, se da un lato infatti abbiamo un buon hardware, magari non bellissimo, a un costo più che accettabile (leggi 179 dollari) dall’altro siamo di fronte all’ennesimo tentativo di speculazione da parte di una Telco che infatti obbliga l’acquirente ad un contratto biennale stile iPhone.

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