Linux visto da InformationWeek -seconda puntata-
Eccoci alla seconda puntata di Linux visto da InformationWeek, mentre nel primo post si potevano leggere i punti di vista della nota rivista al riguardo dei sistemi di pacchettizzazione utilizzati dalle più famose distro cogliendo delle critiche, è il tempo ora di concentrare la nostra attenzione sulle parti successive dell’articolo che analizza in modo intelligente i file di configurazione del sistema.
Da InformationWeek:
Uno dei punti di forza del progetto GNU/Linux risiede nell’estrema eterogenicità degli sviluppatori che prendono parte al progetto.
Se da un lato questo è un grande vantaggio in quando fa si che idee diverse possano completarsi a vicenda portando alla formazione di un prodotto sempre migliore, è possibile trovare un punto debole in questo modo di progredire; se analizziamo i file di configurazione di un software ed impariamo ad usare lo stesso, immagazzinando la sua sintassi, non possiamo usare quanto appreso per tutto il sistema visto che ogni sviluppatore è libero di creare un proprio file di configurazione con proprie caratteristiche.
Un esempio su tutti è Sendmail i quali file di configurazione sono oscuri e criptici.
Quello che auspichiamo è la creazione di più strumenti lato utente che semplifichino tutte le operazioni da compiere che siano esse la semplice organizzazione di un programma con le proprie preferenze o la gestione del kernel.
Il migliore metodo per far questo sarebbe quello di mettere a disposizione di quanti vogliano sviluppare applicazioni per questo sistema operativo una serie di tools da utilizzare per raggiungere lo scopo di avere un approccio unificato allo sviluppo di software.
Gconf potrebbe essere un buon esempio anche se, allo stato attuale, il software è più orientato alla configurazione lato utente piuttosto che ad un sistema atto allo sviluppo di programmi.
Ciao a tutti.




















