Facciamoci tentare da Ext4

Il nuovo file system Ext4, felice successore del glorioso Ext3, è ormai pronto a fare il suo debutto negli Hdd degli utenti.

La nuova Ubuntu 9.04, ancora in fase di sviluppo, ha integrato il supporto a questo tipo di file system in modo ufficiale ed è quindi possibile provare i benefici che questo avanzamento porterà con se.

Già qualche giorno fa, attraverso Twitter, ho avuto notizia di temerari che hanno provato il nuovo file system il quale però non ha fatto registrare miglioramenti significativi in termini di velocità sui pc degli utenti coraggiosi.

I pareri però sono contrastanti, riviste del settore e giornali online riportano numerosi test che documentano in modo inequivocabile le aumentate prestazioni della nuova tecnologia.

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Ricordo come Ext4 sia fondamentalmente una evoluzione del precedente Ext3; inserita nel kernel 2.6.28 questa tecnologia promette maggiore velocità ed aumentata affidabilità unitamente ad una dimensione maggiore per quel che riguarda i file che possono essere salvati nel disco fisso ed una riduzione importante del tempo necessario richiesto per effettuare una operazione di fsck.

Un paio di giorni fa il sito Phoronix ha effettuato dei test del nuovo file system usando quella che sarà la nuova Ubuntu 9.04, i risultati sono stati sorprendenti.

Un totale sbaragliamento della concorrenza dimostrato dai test condotti con risultati disponibili a questo link.

Che sia quindi giunto il momento di procedere ad una conversione dei nostri file system??

Ciao a tutti.

2009 anno di GNU/Linux? Si, no, forse

C’è chi pensa che in questo anno appena iniziato avremo quella che sarà la vera rivoluzione dei sistemi operativi; rivoluzione che vedrà la completa e più totale promozione di GNU/Linux da semplice sistema operativo per pochi a OS per tutti gli usi  e tutti gli utenti.

All’altra sponda troviamo chi invece afferma che questo anno sarà uno dei tanti dove gli utenti GNU/Linux sperano di vedere il loro OS preferito guadagnarsi una scena di rilievo nell’utenza non professionale ma resterà come sempre deluso riuscendo a raggiungere solo in parte gli obbiettivi proposti.

Windows e MacOSX da parte loro vinceranno come al solito il secondo visto le aumentate quote di mercato già raggiunte lo scorso anno dal secondo ed alla prossima uscita di Windows Vista Stable edition Seven per quel che riguarda il primo.

I due importanti personaggi del web che hanno dato vita a queste teoria sono Chris Dannen e Alex Zaharov-Reutt, in ordine pro-GNU/Linux e catastrofista.

A motivare le loro presunte idee entrano in gioco i processori ARM, gli accordi tra ARM e Canonical, Windows Seven ed altre considerazioni riguardanti l’utenza.

Sentiamo cosa dicono in alcuni punti da loro trattati:

  1. I processori ARM: questi processori a basso consumo ed a bassa potenza sono i prossimi candidati ad equipaggiare dispositivi mobili (MID) ma anche alcuni netbook. Proprio su di questi il sostenitore di GNU/Linux punta come prodotto che farà conoscere il sistema operativo al pubblico; se poi si prendono in considerazione gli accordi ARM/Canonical per lo sviluppo di una apposita distribuzione ecco che si raggiunge la quadratura del cerchio. Il nostro catastrofista invece pone alcuni freni a questa espansione; il fatto di avere un accordo per lo sviluppo di una distro non significa che questa sia realmente pronta per il mercato e per essere recepita dagli utenti senza poi considerare che, pur considerando i netbook una buona opportunità, questi escono dalla fabbriche in maggior parte con Windows Xp nei loro hard disk.
  2. Integrazione con il WEB: i netbook sono studiati per lavorare on-line e per consumare informazioni provenienti web; un OS stabile ma soprattutto sicuro è sicuramente auspicabile, ecco quindi che per il nostro sostenitore entra in gioco l’unico OS possibile, GNU/Linux. Cito quasi testualmente: “Windows è imbattibile sul web, con i suoi mille programmi e plugin per internet non teme rivali ed una distro GNU/Linux non è in grado per ora di tenere il passo”, indovinate quale dei due giornalisti ha detto questo.
  3. Utenza: l’utente è abituata a Windows ed alla sua interfaccia, dopo 4 o 5 boot di GNU/Linux con la sua interfaccia scarna e povera che cerca di copiare Win ma non ci riesce, il povero user pensa che sia il caso di passare velocemente alle vecchie abitudini. Parole del catastrofista mentre il sostenitore tace su questo punto.
  4. Campo di utilizzo: mentre il primo pensa al netbook come un dispositivo per essere sempre connessi ed occasionalmente lavorare, il secondo pensa all’evoluzione del netbbok come a dei piccoli computer in grado di fare tutto quello che viene richiesto ad un comune pc visto che sarebbe inutile l’acquisto di un dispositivo del genere nel caso si volesse essere solo connessi alla rete, meglio un iPhone o Blackberry.

Personalmente non capisco come sia possibile che persone così referenziate siamo così poco lungimiranti; sicuramente i processori ARM, se realmente riusciranno a sfondare nel settore dei netbook, necessitano di codice ben scritto e leggero.

Questo codice si chiama GNU/Linux, l’accordo della stessa ARM con Canonical è una prova inconfutabile che gli stessi creatori hardware credono nelle potenzialità del pinguino.

Certamente ora la palla passa alla Canonical che deve riuscire a creare una distro appetibile al grande pubblico, facile da utilizzare anche per gli utenti con capacità celebrali ridotte al minimo dall’eccessivo uso di Windows.

Se questi obbiettivi saranno raggiunti nei modi e nei tempi richiesti avremmo sicuramente una discreta cerchia di utenti pronti al salto verso soluzioni open.

Per quel che riguarda Win XP possiamo affermare che ormai è un prodotto obsoleto e fuori dal tempo anche se è in grado di restare sulla piazza grazie all’infinità di software e tools in grado di aggiungere funzionalità all’OS, pensate che un netbook con processore a bassa potenza posso permettersi 43 processi in background?

Certamente no ed ecco che un WinXP ridotto all’osso non permette di produrre nulla se non una comoda alcova per minacce informatiche di ogni tipo, eccoci quindi alla questione sicurezza che senza ombra di dubbio è a favore del sistema operativo aperto.

L’incognita Windows Seven potrebbe riservare sgradite sorprese visto che personalmente mi aspetto una versione stile “Netbook edition” con requisiti minimi ancora più scarni di quelli richiesti per la beta, ma il bello del gioco è che la Microsoft ha il tragico vizio di sottostimare notevolmente la sete di MHz del proprio codice.

Si quindi al pinguino sul web e sfatiamo queste dicerie circa al software disponibile per la navigazione e l’interazione sul web, un sistema Linux è mille volte più completo per questa attività rispetto alla controparte Microsoft.

L’interfaccia utente, secondo punto in lista, non è ne scarna ne priva di attrattiva è anzi leggera, reattiva, ordinata e molto funzionale.

Inutile dire che è necessario un periodo di adattamento il quale varia dai 3 ai 5 minuti, dopo questo primo “imponente” scoglio avremo un utente felice con interfaccia ordinata e minimale (GNOME) oppure quasi futuristica ed in evoluzione (KDE4.x).

Solo una pazzo affermerebbe che GNU/Linux sia alla rincorsa di Windows per quel che riguarda le interfacce utente, forse è il contrario visto che basterebbe osservare uno dei tanti screenshot disponibile sul web riguardo al nuovo Win7 per rendersi conto in modo inesorabile delle evidenti copie di idee del mondo Mac e Linux.

Per quel che riguarda l’ultimo punto, e cioè il campo di utilizzo, trovo l’argomento inutile visto che Linux se la cava in modo eccellente in tutti i settori siano essi la fruizione di multimedia dal web o la classica attività da ufficio.

Ritengo che per criticare o dichiarare un prodotto non adatto al suo scopo sia necessario conoscere e non solo parlare; da utilizzatore di netbook, GNU/Linux ed ex utente Windows ritengo di avere le carte in regola per dichiarare il pinguino libero di scorrazzare sugli ssd dei nuovi netbook in modo da procurare felicità ai loro proprietari.

Questo non significa che il 2009 sarà un successo per GNU/Linux ma in questo caso sono un ottimista: io ci credo.

Link del catastrofista

Link del sostenitore

Ciao a tutti.

OpenOffice a rischio o solo lo sfogo di Micheal Meeks??

Una brutta grana per OpenOffice.org e la sua credibilità in termini economici.

Uno degli storici sviluppatori, tale Micheal Meeks gurù di OpenOffice e Gnome, ha direttamente accusato il progetto esternando senza mezzi termine le proprie preoccupazioni per il futuro della suite da ufficio open più famosa.

Più in particolare Meeks racconta come lo sviluppo stesso del software sia a rischio visto che il numero di programmatori è passato ora a 24 quando nel 2004 era di 46.

Ma Meeks va oltre ed affonda un pesante fendente dichiarando che è necessario rendere il progetto libero da ogni vincolo con aziende in modo da svincolare OpenOffice dal controllo di quella che lui stesso a definito cupola di controllo in modo da favorire l’inclusione di nuovo codice e di nuove funzionalità al software che diversamente in questo modo rischia di divenire rapidamente obsoleto.

Sicuramente OpenOffice è costantemente regolato dalla Sun e quindi le parole del programmatore sono plausibili e quindi l’auspicio di vedere una OpenOffice foundation sorgere per sorvegliare lo sviluppo del programma è più che mai pieno di senso.

Da verificare comunque la fattibilità del progetto visto che, in questo momento più che mai, sarebbe necessario valutare in modo preciso le risorse economiche necessarie e le entità pronte a fornirle.

Link

Ciao a tutti.

Recessione Vs GNU/Linux, una possibilità di crescita

Serve_una_mano.jpgIl 2008 è appena finito con l’incubo della recessione economica la quale però, visti i dati dei consumi festivi, non ha fatto ancora la sua comparsa nelle tasche dei cittadini.

Se da una parte abbiamo trascorso le festività in modo tranquillo, il risveglio nel nuovo anno ci ha portato in modo brusco e cinico alla dura realtà; quelli che verranno si potrebbero possono rivelare come tempi economicamente molto duri.

Il settore software soffre della fase negativa che regna nelle maggiori borse mondiali ed è infatti possibile leggere di tagli al personale di aziende, come la Microsoft, che accusano il duro colpo.

In questa guerra di cifre il nostro amato software Open potrebbe conoscere una ulteriore spinta per emergere sempre più chiaramente da quel limbo nel quale si trova, diviso tra fama, per gli addetti ai lavori, e il suo eterno stato di semi sconosciuto riscontrabile nel vasto pubblico di utenza domestica.

L’idea di un software a costo zero, e per di più di ottima qualità, potrebbe stimolare in modo convincente la fantasia di tutti quei manager che, nel tentativo di far quadrare i conti, si apprestano al taglio delle spese.

In una grande azienda le licenze di uso dei sistemi operativi così come delle suite di produttività richiama un grande flusso di denaro che ogni anno esce dall’azienda, sicuramente ai nostri occhi questo è uno spreco di risorse che potrebbero essere destinate altrove.

Consideriamo un classico ufficio di una altrettanto classica azienda, l’impiegato di turno è diviso tra fogli di calcolo, lettere, software per la navigazione internet ed al limite sistema VoIp.

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Business nell’open source, una questione di successo

Quando le aziende specializzate in report statistici e studi di settore si muovo di loro spontanea volontà e realizzano uno studio completo di un determinato fenomeno significa che c’è del potenziale mercato per il lavoro in questione, che può essere letto pagando profumatamente, e quindi si può giungere alla conclusione diretta che l’oggetto dello studio sta per esprimere tutto il potenziale che ha accumulato nel tempo.

In queste poche parole è definibile il business alla base dell’open source; Saugatuck Technology è una compagnia che si occupa di consulenza strategica e di propria spontanea volontà ha prodotto un report completo sul fenomeno open sources evidenziando i motivi che stanno rendendo questo comparto una occasione interessante di business.

Molti pensano che alla base di tutto ci sia il modello di sviluppo aperto del codice ma secondo lo studio i veri motivi del successo sono da ricercare nella sua rapida implementazione e nel suo rapido approccio al mercato.

Se si continua la lettura si apprende come il successo del software libero sia nelle partnership con i produttori di hardware e che in qualche modo questo faccia slittare il controllo del codice dagli sviluppatori alle aziende che chiedono una focalizzazione sui loro prodotti.

Le considerazioni di Bruce Guptill, Managing Director di Saugatuck e coautore del report, possono essere sicuramente più illuminanti:

“E’ corretto dire che il software open source non è ciò che chiunque pensa che sia o possa essere. Il coinvolgimento commerciale dell’open source ha accelerato la sua adozione e cambiato le percezioni dei dirigenti IT e dell’intera industria del software al riguardo”. Insomma, lo sviluppo aperto non fa più paura: ma impone – così almeno sostiene il report – un nuovo metro valutativo.
La realtà attuale prevede che la maggior parte del software open source provenga da comunità di sviluppo attentamente strutturate e ben gestite create principalmente dai vendor. E alcune delle aziende più influenti in questo ambito sono le stesse da cui si comprano oggigiorno soluzioni mission critical: IBM, Microsoft, Oracle, Sap e Sun, tra gli altri”.

Per quanto riguarda Microsoft il report indica il colosso di Redmond come un attore costretto a rifarsi al software aperto per rimanere sulla piazza interagendo in modo decisivo con altri elementi open che è possibile trovare in quasi tutte le infrastrutture aziendali.

Lungi però da definire la Microsoft una paladina del software aperto, la verità è che è il mercato stesso che ha richiesto questo comportamento (e forse anche l’unione europea……) e finalmente si è forse capito che l’Open source non è uno svizio di qualche programmatore della domenica ma una grande opportunità di risparmio.

Link al report (è possibile consultare l’abstract dal titolo “Potenza, velocità e assimilazione: l’open source cambia l’azienda, e l’azienda cambia l’open source” previa registrazione)

Ciao a tutti.

Quando anche i Linuxiani copiano

Tanto tanto tempo fa, in un computer molto lontano, c’era un sistema operativo chiamato GNU/Linux.

Esso era snello, veloce e potente; crebbe negli anni forte e coraggioso e, da guerriero quale lui era, conquisto un grande numero di partizioni.

Alla sua corte i più nobili maghi del codice ed i più geniali “genieri” lo consigliavano per farlo diventare sempre più “magno” fino al giorno nel quale lo si sarebbe potuto veder regnare sui dischi rigidi di tutto il mondo.

Quella che ho appena riassunto è la favola preferita di ogni utente GNU/Linux che si rispetti ma, come in ogni favola, ci sono orchi, streghe, maghi e cavalieri cattivi che cercano di ostacolare l’eroe di turno.

Spesso i nemici si manifestano a viso aperto pronti a dar battaglia alla prima occasione come il cavaliere Gates, altre volte possono essere più subdoli ricorrendo a concubine che poi possono pugnalare l’eroe di turno alle spalle come il famoso caso della cortigiana Novel ma, in assoluto, i nemici peggiori sono quelli che risiedono nella corte e, pur di fare bella figura con la propria distro, rubano al diavolo in persona.

Attualmente il nostro eroe deve essere vigile e molto attento, vi mostro il perchè:

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Linux e dintorni 2.1

Dopo la perdita del database avevo colto l’occasione la disgrazia per dare una rinfrescata al blog, nuovo template e nuove categorie sono apparse.

A distanza di qualche tempo, ed in occasione delle festività che mi hanno concesso qualche ora di tempo libero, ho dato avvio all’operazione Linuxedintorni 2.1.

Ecco i cambiamenti:

  • riordinamento delle categorie Contatti e Feed in un’unica pagina
  • creazione della pagina Info ed altro
  • creazione della pagina Legalese
  • creazione del servizio, e quindi della rispettiva pagina, Express
  • creazione della pagina Come é fatto

mentre per le prima tre voci si tratta solo di sistemazioni in riguardo all’organizzazione delle pagine del blog al fine di rendere meno affollato il menù posto in cima ad esso, il servizio Express è stato appena inaugurato.

Come spiegato nella relativa pagina può capire di imbattersi in notizie relativamente interessanti le quali da sole non meritano un post ma sono comunque degne di nota.

Abitualmente creavo, di tanto in tanto, dei post che racchiudevano tutte queste notizie; il rischio è quello di aspettare il loro accumularsi fornendo un articolo datato e privo di attrattiva.

Express al contrario, appoggiandosi alla piattaforma di blogging veloce Tumblr e sfruttandone le sue API, provvedere a fornire notizie rapide e veloci lasciando a chi legge possibilità di approfondimento tramite link.

Per ora il tutto è in via sperimentale a partire dall’interfaccia grafica della pagina, sicuramente da rivedere e migliorare, ma spero in questo modo di offrire ulteriore possibilità di conoscenza ai visitatori delle pagine.

Naturalmente è possibile abbonarsi al feed di Express, tutte le informazioni necessarie sono riportate nell’apposita pagina.

Ultima nota in aggiornamento: la pagina come è fatto.

Parlando di Open source, ed usando una piattaforma aperta come Wordpress, non potevo tenere nascosto alcun dettaglio tecnico inerente la realizzazione del sito.

Da qualche giorno infatti è disponibile nel footer del blog il link “Dettagli tecnici” che vi porterà direttamente ad una pagina con l’elenco, il link ed una rapida spiegazione di quelli che per me sono gli indispensabili plugin per Wordpress.

Ciao a tutti.

Una analisi economica dell’open source tra costi, vantaggi e sfide da cogliere

Vi siete mai chiesti in che modo GNU/Linux ed il software Open in generale rende il mondo dell’IT più conveniente ed interessante??

In questo post mi propongo di elencare ed analizzare alcuni dei punti a favore delle infrastrutture basate di software libero.

Andiamo con ordine, innanzi tutto è da considerare l’estrema convenienza di quasi tutto il software open, spesso esso offre caratteristiche identiche o superiori al software commerciale pur non pretendendo l’esborso di centinaia di euro per ogni licenza usata.

Oltre all’indubbio fattore economico è d’obbligo ricordare anche all’estrema versatilità che il codice sorgente aperto pone a chi lo utilizza; una ipotetica azienda che sviluppa il suo business su di una infrastruttura open non rimarrà legata alla ditta produttrice ,che è la sola a conoscere i segreti del suo software, ma può in ogni momento valutare una integrazione dei suoi servizi con altri strumenti oppure ad un radicale cambiamento di piattaforma.

Scendiamo più in dettaglio:

  1. Risparmio sui costi: ogni postazione è libera da vincoli commerciali per l’utilizzo di software libero, aggiornamenti sempre disponibili e spesso velocissimi permettono già da subito un enorme risparmio in fase di progettazione della infrastruttura
  2. Nessuna fidelizzazione: il software libero, proprio perchè tale, non lega il cliente all’azienda ma permette un controllo totale sui moduli da utilizzare o sui software da implementare
  3. Codice aperto: spesso il codice aperto fa rima con sicuro in quanto tecnici competenti sono in grado di scovare errori, vulnerabilità o problemi e mettere riparo subito agli stessi suggerendo magari successivamente il metodo adottato alla comunità che provvederà a diffonderlo verso tutti gli utenti
  4. Innovazione e sviluppo: questo è un punto di forza notevole dei progetti Open, il numero di persone coinvolte e così ampio che molto spesso essi sono il metodo di avanzamento scientifico ideale per portare alla ribalta idee ed intuizioni circa funzionalità da implementare in un software

Fino a qui tutto quello che il mondo Open può fare per noi ma è necessario anche guardare avanti e saper cogliere delle sfide per sopravvivere nel mondo informativo da sempre contraddistinto da un elevatissimo tasso di competitività e di “cannibalismo aziendale”.

Le sfide non mancano ma personalmente penso che si possano riassumere gli obbiettivi del nuovo anno in pochi ma ben definiti punti:

  1. Licenze: sempre più spesso è possibile leggere di cause milionarie inerenti brevetti e proprietà intellettuali di software; è necessario porre molta attenzione al tipo di licenza che si utilizza anche nel mondo Open, è possibile trovare una infinità di licenze diverse e più o meno permissive. Un esempio di licenza che gradisco molto è quella che accompagna il progetto Apache, completa libertà di modifica e ridistribuzione del codice sorgente.
  2. Sviluppatori poco corretti: anche se la fuori c’è un mondo di persone volenterose e piena di buoni propositi spesso è necessario fare i conti con quelli che possiamo chiamare “sviluppatori canaglia”; questa spregevole razza di individui che pur di produrre software non si fa scrupoli ad aggiungere qualche riga di codice aperto nei loro programmi chiusi, spesso questo fenomeno è dovuto a licenze non sempre chiare; purtroppo effettuare controlli e molto difficile ma porre delle regole più restrittive gioverebbe sicuramente a questo fenomeno.
  3. Limitare lo spreco di risorse: un solo progetto molte menti, molti rilasci tutti con caratteristiche apprezzabili ma nessuno di esso con caratteristiche complete. Perchè non centralizzare questi sforzi?? Nel mondo dell’IT la stabilità delle release e l’aggiunta di funzionalità deve coincidere ed è poco convincente avere 10 versioni dello stesso software in grado di gestire ognuna un aspetto fondamentale delle nostre esigenze, si finisce con il preferire una soluzione commerciale unica che in unico software accomuna tutte le caratteristiche delle 10 versioni libere…….occasione mancata. Questo tipo di sviluppo andrebbe evitato in favore di una versione principale seguita da sotto versioni sperimentali in grado di offrire una visione di quanto andrà ad alimentare il progetto principale, in questo modo è possibile anche raccogliere maggiori feedback senza però costringere un’azienda o ente ad una scelta difficile che spesso sacrifica sul campo molte delle caratteristiche richieste al software solo perchè disponibili in versioni differenti dello stesso tool.
  4. Qualità del servizio: creare un business sul software aperto non è semplice ne facile e tanto meno remunerativo nel breve o medio termine ma questo non deve scoraggiare anzi dovrebbe far si che i team di sviluppatori ponessero attenzione a quello che dovrebbe essere un punto centrale del loro lavoro: la certificazione. Rilasciare documentazione che attesti la capacità di un determinato strumento a svolgere il suo compito in una precisa piattaforma hardware porterebbe sicuramente maggiore visibilità al software in ambito commerciale. Questo punto non è sempre realizzabili visti i grandi investimenti necessari alla sua realizzazione in termini di risorse umane.
  5. Assistenza professionale: team di formazione, assistenza 24×7 e possibilità di interloquire con esperti; sono queste le certezze che rassicurano le aziende in cerca di software per le loro infrastrutture è ora che le piccole realtà pensino al da farsi per non essere tagliate fuori dal business……se non lo hanno capito questi sono punti che permettono di guadagnare nel mondo del codice aperto.

Più in generale possiamo dire che le sfide per affermare ancora di più l’Open source nel mondo aziendale non sono poi molte ma alcune di esse sono ardue d affrontare specialmente per piccole realtà da poco sulla piazza ma sono queste le condizione da rispettare per crescere e porsi come “standard aperto de facto” in un settore cruciale di tutte le economie moderne.

Ciao a tutti.

Il nuovo kernel Linux 2.6.28

Anche per le appena trascorse festività natalizie abbiamo ricevuto un regalo da parte degli sviluppatori del sistema operativo Open per eccellenza.

In realtà il regalo è dei ragazzi che, sotto l’occhio vigile di Torvalds, ogni giorno mettono mano al cuore del sistema GNU/Linux per implementare nuove funzioni al kernel.

L’ultimo in data di apparizione è il kernel 2.6.28 il quale promette molti miglioramenti per quel che riguarda aspetti fondamentali del sistema operativo GNU/Linux.

Ad aprire la parata delle novità troviamo il supporto a quello che dovrebbe essere il futuro file system del pinguino, ovvero EXT4, e la rinnovata sezione grafica la quale ora promette notevoli incrementi prestazionali a detta degli sviluppatori.

Questa release era già stata annunciata dallo stesso Torvalds che in mailing list dichiarava di voler rilasciare il kernel prima o in concomitanza delle festività natalizie in modo da non dover restare altre due settimane occupandosi dello sviluppo del kernel cosa che lo avrebbe reso pazzo.

Come prima accennato il supporto al file system di tipo EXT4 ora è completo ed è stato dichiarato stabile, questo tipo di file di sistema è una revisione del precedente EXT3 il quale ha alcune carenze; anche se ormai la strada sembra segnata per GNU/Linux in nome dell’adozione di EXT4 nelle distro più famose, si fa strada un secondo file system denominato BTRFS.

Probabilmente si avranno novità in tal senso durante l’anno appena iniziato ma gli addetti ai lavori già vedono di buon occhio il nuovo arrivato tanto da considerare un notevole avanzamento di prestazioni del sistema in caso di adozione.

Altro punto di notevole rilievo in questa release è il già citato miglioramento del comparto grafico.

Tutto risiede nell’introduzione della GEM (Graphics Execution Manager) in grado di gestire le risorse delle moderne schede video in modo intelligente e sicuramente migliore rispetto ai kernel più vecchi, si è lavorato molto per raggiungere una gestione della memoria ottimale il che garantisce prestazioni superiori.

Alcuni kernel hacker si sono sbilanciati parlando di GEM come un baluardo ed una svolta epocale per il comparto grafico in ambiente Linux.

Il nuovo kernel sembra anche in grado di modulare il consumo delle periferiche video attraverso l’azione dei driver, parole dette da Paul Frields uno dei Red Hat Fedora Project Leader; chiaramente a beneficiare maggiormente di questa possibilità saranno i notebook in grado così di resistere più a lungo lontano da fonti di alimentazione.

Finalmente è possibile collegare dispositivi USB senza fili grazie al supporto nativo che queste periferiche hanno a livello di kernel, una intera classe di dispositivi questa che mai prima d’ora aveva trovato spazio nel mondo Linux ma che, grazie ai notevoli risultati ottenuti, è entrata a pieno titolo tra le periferiche appetibili al kernel di Torvalds.

Un altro importane successo è quello della virtualizzazione, sempre di più virtualizzare è una necessità di ogni utente che sia esso normale o evoluto.

Nel secondo caso, e nel caso dei server, questa tecnologia consente di risparmia spazio, lavoro, tempo e risorse ottenendo nel contempo grandi benefici; il KVM del kernel è stato ulteriormente ottimizzato, migliorata è la gestione delle periferiche di tipo pci da assegnare direttamente al sistema virtualizzato registrando nel contempo anche altro codice necessario per il supporto dei nuovi processori Intel Tukwila.

Naturalmente è stato allargato il parco di driver disponibili e quindi di periferiche supportate e queste non può rendere che felice ogni utente.

I presupposti per dichiarare questo kernel ottimo ci sono tutti, non ci resta che metterlo alla prova nelle nostre Linux box.

Ciao a tutti.

416 pagine di sana ed utile lettura

libri.jpgCertamente le pubblicazioni su GNU/Linux non mancano, libri, articoli e manuali da sempre affollano le scrivanie, virtuali o fisiche, di coloro che si apprestano a scoprire questo affascinante mondo.

Come molti di voi saprà avere una buona conoscenza dell’argomento richiede anche una scelta oculata del mezzo di informazione, libri scritti in fretta o poco approfonditi danno soltanto una leggera infarinatura dell’argomento trattato.

Non essendo quindi esaustivi ci fanno rendere presto conto che la conoscenza acquisita, e le ore spese per assimilare i concetti, non hanno prodotto i benefici sperati.

Sono celebri i casi delle guide for dummies tanto di moda qualche hanno fa; alla loro lettura venivano fornite informazioni utili ma tutto sommato reperibili gratuitamente utilizzando uno qualsiasi dei motori di ricerca internet.

Il sogno di ogni Linuxiano che si rispetti è avere un manuale completo sui fondamenti del pinguino sempre disponibile, facilmente consultabile e libero da ogni forma di coercizione circa i diritti d’autore.

Tempo fa parlai di un di manuale di shell scripting, per altro ancora disponibile nell’archivio del blog, prefiggendomi lo scopo di fornire un testo completo, di facile lettura ma nello stesso tempo approfondito ed esaustivo; purtroppo il post è andato perso con la cancellazione del mio database  ma colgo l’occasione per ripubblicare il link.

Un libro del genere presuppone di avere una conoscenza di base buona del sistema operativo quindi è pienamente utilizzabile solo da coloro che hanno una certa dimestichezza con il sistema; sarebbe necessario un volume che parta dai concetti base fino ad arrivare a fornire gli strumenti necessari all’amministrazione completa di una macchina.

Questa esigenza è coperta dal volume, di ben 416 pagine, pubblicato dal LiCi (Linux Certification Institute) e disponibile in lingua italiana per tutti coloro che vogliano scoprire ed imparare qualcosa in più sul mondo Linux.

Si parte dai concetti base, come l’architettura e la gerarchia del sistema, fino ad arrivare ad argomenti come la gestione delle rete o di sistemi RAID.

Una piacevole lettura che, una volta conclusa, vi permette di sostenere senza problemi la certificazione dell’ente LPI presente in Italia e del quale ho parlato in questo post.

Link al download

Ciao a tutti.