TomTom e Microsoft, fine della disputa

La storia delle vicende legali tra i due colossi del settore informatico sono note a tutti ormai ma sembra che si siano raggiunti degli accordi in grado di appianare le divergenze che si sono create tra le due società.

L’accordo reso pubblico da entrambe le parti, quindi ormai ufficializzato a tutti gli effetti, prevede le seguenti condizioni:

  1. gli olandesi di TomTom pagheranno per i brevetti che la stessa Microsoft ha ritenuto violati
  2. nel corso dei prossimi 2 anni la TomTom si impegna a togliere il brevetto riguardante la gestione dei file ed il file system Fat
  3. TomTom da il via libera a Microsoft per l’uso dei 4 brevetti registrati dall’olandese che Redmond avrebbe violato
  4. per i prossimi 5 anni la Microsoft sarà in grado di usare i brevetti TomTom senza sborsare una lira di royalties

Link al documento Microsoft

Sembra che alla fine le politiche commerciali abbiano avuto la meglio su quelle che dovrebbero essere questioni di principio.

Personalmente credo che l’attacco Microsoft all’olandese TomTom sia stato costruito a tavolino per valutare una possibile azione legale contro il kernel Linux.

Visto però che i test non hanno dato buoni frutti ma anzi hanno creato una situazione ancor peggiore, leggi brevetti TomTom violati dalla Microsoft, i legali di Redmond hanno ben pensato di accontentarsi di qualsiasi forma di accordo abbastanza vantaggiosa per le loro tasche.

Sicuramente la nota azienda produttrice di navigatori ha avuto la peggio in questo frangente evitando però nel contempo di andare in pasto agli avvocati americani che avrebbero fatto a brandelli la difesa in pochissimo tempo.

Entrambe le compagnie non erano evidentemente in regola con i vari brevetti e sicuramente è difficilissimo scovare una azienda operante nel settore che, con l’attuale sistema di registrazione delle proprietà intellettuali in grado di porre il brevetto anche su le “non-innovazioni”, sia legalmente al sicuro sotto questo punto di vista.

Non credete che ci sia bisogno di un nuovo metodo per decidere cosa è innovazione, e quindi brevettabile, e cosa non lo sia?

Detto questo mi rammarico un pochino ma comprendo appieno la posizione della TomTom che, pur di non intaccare il suo bilancia con una causa probabilmente milionaria, è scesa a patti contro uno stuolo infinito di avvocati agguerriti ed in odore di premio di “produzione”.

Mi fa estremamente piacere comunque scoprire come la casa olandese si sia impegnata per produrre un accordo che non violasse la licenza GPL2….bravi.

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Ciao a tutti

Skype ci ripensa…almeno in parte

Ormai da tempo la grande rete non riesce più a sorprendermi come una volta, tutto visto, fatto, creato ed abusato.

Troppo spesso tutti quei servizi che possiamo ottenere sono semplici remake e miglioramenti di cose già esistenti da tempo; devo essere sincero non sono il tipo di persona che guarda alla socialità della rete in quanto, pur apprezzando questo aspetto, sono molto più interessato agli aspetti tecnici della questione web.

Ho sempre pensato che quella del Voip fosse una delle più grandi rivoluzioni di tutti i tempi nelle telecomunicazioni sia fisse che mobili, una tecnologia che è in grado di offrire voce, video ed una infinità di altri servizi a costi relativamenti bassi a patto di essere raggiunti da una linea Adsl decente.

Purtroppo in Italia questo aspetto non è secondario ed anzi troppo spesso succede di avere aziende lungimiranti, desiderose di entrare nel nuovo mondo delle telecomunicazioni dalla porta principale, bloccate da una stupida quanto inutile e controproducente situazione di semi-monopolio nel comparto comunicazioni.

Uno dei primi, se non il primo, nome che salta alla testa al 90% della popolazione quando di parla di “telefonate attraverso internet” (il termine voip purtroppo è ancora incompeso…) è Skype.

Nel bene o nel male il marchio in questione ha avuto il merito di lanciare questa tipologia di servizi sul mercato dell’utente consumer portando alla ribalta le infinite possibilità che essi offrono a tutti.

Ecco allora che sono semplicemente rimasto basito quando, dopo aver appreso della notizia di uno Skype SIP, ho scoperto che i miei colleghi blogger del comparto GNU/Linux non si sono lanciati in post di lode al merito.

Fin dalla sua nascita Skype ha adottato una politica che in una riga può essere definita in questo modo “vuoi telefonare con noi? Usa Skype perchè non c’è Skype all’infuori di Skype”; di fatti quindi la cerchia di clienti era confinata all’interno di un insieme che imponeve l’uso obbligatorio del client.

Se da un lato questa politica potrebbe portare ad un aumento della clientela, dal momento che più utenti sono registrati più gli altri saranno costretti ad adottare lo stesso metodo di comunicazione, dall’altro vi è un fondamentale errore che i manager Skype hanno commesso ovvero pensare di rimanere i soli ed unici sul mercato ad offrire un servizio del genere a prezzi convenienti.

La trovata del protocollo chiuso è come sempre un’arma a doppio taglio; specialmente le aziende interessate a sistemi di comunicazione interna ed esterna basata su protocolli SIP non prendevano in considerazione l’offerta Skype che mal si adatta alle apparecchiature PBX.

Diciamo anche che non si può fare proprio………

Quelli di Skype se ne sono accorti ed hanno finalmete capito che il modo per far fruttare il business del Voip è quello di lasciar stare il comparto privato e gettarsi a capofitto su quello commerciale.

Ecco allora la seconda vita di Skype che passa, almeno per quel che riguarda le aziende, al sistema SIP permettendo così l’integrazione nelle reti telefoniche aziendali.

Sul sito è presente un filmatino esplicativo che permette, a chi non mastica Voip, di capire i benefici della nuova manovra commerciale, mi chiedo solo a quando questa apertura anche per i privati visto che ad oggi per i comuni mortali che non hanno una partita IVA rimane la regola di cui parlavo sopra.

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Ciao a tutti.

Università “open” on line

Avete mai pensato che nell’attuale sistema culturale italiano e mondiale non offra le stesse opportunità per tutti coloro che desiderino entrare a contatto con la cultura?

Personalmente ritengo che una università dovrebbe offrire cultura in modo libero ed a prezzi conveniente a tutti coloro che lo vogliano, ovviamente tutto dovrebbe essere ben regolamentato e gestito in modo da favorire i meno fortunati o facoltosi rendendo loro possibile accedere alle strutture ed ai corsi di quella che dovrebbe essere una istruzione aperta a tutti.

Purtroppo questo panorama ricade nella pura utopia e come tale non può trovare sede di realizzazione naturale in quasi nessuna delle società occidentali che si auto-dichiarano evolute e civilizzate.

Evito accuratamente di fornire impressioni e dettagli sulla situazione italiana che delle volte sfiora il paradosso e l’ipocrisia più assoluta.

Fortunatamente abbiamo a disposizione uno strumento di crescita culturale di massa chiamato internet, esso permette ove possibile di portare la conoscenza negli angoli più remoti del pianeta a persone che altrimenti sarebbero impossibilitate nel frequentare dei normali corsi di una regolare università.

Una volta trovato il mezzo tecnico abbiamo bisogno di trovare persone competenti nelle varie materie disposte a creare dei contenuti fruibili da tutti, questo è il sogno di Academic Earth.

Professori di alcune delle più prestigiose università del mondo che si lasciano riprendere durante il proprio ciclo di lezioni al fine di rendere pubblica la loro conoscenza a tutti coloro che desiderino imparare dai migliori.

Oltre ai filmati di ottima qualità delle più svariate discipline, si parte dalla fisica passando per la chimica fino ad approdare alla lingua inglese o all’economia, si hanno a disposizione anche i file pdf delle trascrizioni delle lezioni stesse.

Tutto il materiale è sottoposto ad una licenza di tipo Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike.

Una iniziativa lodevole ed apprezzabile che rende onore agli atenei coinvolti, ai professori ed agli ideatori del progetto.

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P.S.: una cosa che ho notato dalle lezioni che mi sono divertito ad osservare sono i brevissimi tempi delle stesse rispetto a quelli che sono le classiche durate di una tipica lezione italiana, evidentemente hanno capito che l’attenzione dello studente cala inesorabilmente dopo la prima ora di lezione visto che la durata media di esse è di circa 50 minuti.

Altra cosa che ho notate è l’estrema libertà che viene lasciata allo studente per quel che riguarda la sua preparazione…..mi spiego meglio.

Le lezioni osservate non sono farcite di dimostrazioni o di teorie enunciate selvaggiamente dal professore ma piuttosto sembra che si tenda a dare dei principi base e delle linee guida che poi lo studente dovrà ampliare ed approfondire con il proprio studio individuale in modo da mettere in modo i meccanismi della deduzione e del ragionamento.

Chissà che dalle nostre parti non prendano spunto……

Ciao a tutti.

Sulla perdita dei dati dell’EXT4 e dei moti rivoluzionari

Un paio di settimane fa un utente aveva segnalato un grave problema relativo al nuovo file system ext4 recentemente incluso nel kernel Linux e dichiarato stabile.

La storia aveva dello straordinario perchè il nostro caro collega, in quanto utilizzatore di software libero, spiegava in un ticket di segnalazione del bug pubblicato su Launchpad come, dopo aver installato la versione alpha di kubuntu 9.04, abbia perso una grandissima quantità di dati in uno stop improvviso della macchina in questione.

In realtà i file erano presenti ma la loro dimensione era irrimediabilmente fissata sullo zero segno questo che non lascia ben sperare per il recupero degli stessi.

Da qui la polemica è divampata sulla rete in pochissimi secondi, le personalità più differenti si prodigavano nella denuncia del fatto che certamente ha sconvolto molti di coloro che utilizzano il software libero perchè ritenuto di qualità più alta.

Da che mondo è mondo se una cosa viene inclusa in una release del kernel significa che è matura, stabile e sicura.

Personalmente ho aspettato prima di fornire pareri ed eventualmente muovere critiche, volevo essere sicuro dei fatti e farmi una idea precisa dell’accaduto, analizzare per poi esporre realmente il problema è nella mia natura.

Passano i giorni, molto pochi in realtà, e vengo a sapere che il tizio che si occupa del file system ext4 ha rilasciato una patch per risolvere il problema, tale patch sarà disponibile nella release del kernel 2.6.30.

Decido allora di preparare una analisi semi approfondita della questione giusto per capire come e cosa è accaduto all’interno di quel disco rigido che ha dato il via alla piccola rivoluzione.

Genericamente quando un file viene alterato o modificato viene creato un primo file temporaneo (lo chiameremo A) che racchiude i nuovi dati e successivamente viene modificato l’indice dei file per far si che il vecchio file (lo chiameremo B) sia ora rintracciabile in un’altra locazione.

Questo processo da luogo a due condizioni; per prima cosa si ha un cambio dei metadati dei file all’interno del file system, viene creato un nuovo inode per il file temporaneo A che si andrà a scrivere e viene generata una nuova voce indice che punta al file A appena creato.

Una volta apportate le modifiche a questo nuovo file (A), e cambiato il suo nome, si reindirizza le informazioni di indice del vecchio file originario (B) a questa nuova posizione.

Ora si possono scrivere i dati e per fare ciò il sistema deve preparare una serie di blocchi sul disco sufficiente a stipare tutte le informazioni che si andranno a salvare.

In entrambe le tipologia di file system, parlo di ext3 e di ext4, vi è una protezione dei dati attraverso il sistema di journaling che effettua il commit, e quindi il cambiamento effettivo dei dati, solo quando le modifiche al file B sono terminate.

Un file di log si incarica di tenere traccia di tutte le attività svolte sul file, una volta che esse di possono considerare concluse vi è l’effettivo cambiamento delle informazioni.

Se in questa precisa fase si ha un calo della tensione del sistema è impossibile trovare all’avvio il nuovo file in quanto esso non è stato ancora creato e quindi, anche se ci dovessimo trovare nella condizione di aver già assegnato i parametri per l’indicizzazione del vecchio file alla nuova posizione, basterà un semplice riavvio del sistema per riportare tutto alla normalità pur avendo perso le nuove informazioni.

Purtroppo per noi però c’è una piccola ma sostanziale differenza tra i due file system (ext3 ed ext4), solo nel caso di un file system ext3, con opzione di mount in data=ordered (ovvero di ordinamento dei dati), i metadati vengono aggiornati dopo il commit delle nuove informazioni scritte nel file.

Questa operazione può richiedere fino a 5 secondi di tempo, in questo lasso di tempo le modifiche sono presenti solo nella cache del sistema ed è possibile che i blocchi di dati appena riservati alla nuova versione del file non presentino le modifiche apportate perchè facenti parte di un file appena eliminato o per altre cause.

In questa condizione dopo un crash del pc ci si ritroverebbe ad avere una versione vecchia o nuova delle informazioni a seconda che il down sia avvenuto prima o dopo la scrittura su disco.

Questo modo di operare permette di avere a disposizione sempre e comunque una versione dei dati che sia essa la più aggiornata o meno.

Ext4 dal canto suo invece opera in modo diverso in quanto ricorre alla assegnazione ritardata dei blocchi di memoria.

La scrittura dei dati quindi avviene in una fase successiva e secondaria alla chiusura delle modifiche sul file per permettere di ottimizzare il processo di scrittura reale su disco.

Questo metodo però lascia spazio ad una problematica ovvero quella di avere un file di dimensione 0 byte per non occupare blocchi di dati inutilmente fino al momento nel quale questo non venga scritto realmente su disco, momento che è ritardato nel tempo.

Se si verifica una interruzione dell’alimentazione in questa fase ci si ritrova nella condizione di avere un log di journaling dove l’operazione è stata già scritta come effettuata ma in realtà, proprio per la questione dell’allocazione ritardata dei blocchi su disco, essa non è realmente passata alla fase di commit.

Si crea una sorta di desincornizzazione tra cià che sono le modifiche scritte nel log del sistema di journaling e quelli che realmente sono i cambiamenti apportati.

La problematica sfocia quindi nella condizione di avere sia il vecchio che il nuovo file di dimensioni nulle.

Sicuramente un problema da sottolineare ma che trova riscontri simili in tutti quei file system che rispettano le direttive POSIX.

Lo stesso Ted T’so, curatore del progetto, ha dichiarato che la sicurezza dell’ext3 in queste occasioni non è una proprio caratteristica peculiare ma solo un effetto collaterale dovuto alla gestione dell’allocazione dei blocchi di dati del file system in questione.

Il problema si potrebbe manifestare soprattutto nel caso di applicazioni sviluppate seguendo come standard il comportamento anomalo del file system di precedente generazione.

La risoluzione dell’anomalia può essere affrontata in molti modi differenti, esattamente tre, ma la patch prontamente sviluppata da T’so prevede che l’azione di allocazione dei settori sia contemporanea a quella di scrittura delle informazioni (commit).

Non ci resta che attendere la release numero 2.6.30 per veder risolto il problema.

Personalmente ritengo che una situazione del genere sia difficile da reperire in situazione nelle quali il file system sia ospitato all’interno di dischi rigidi di un server visto che questo tipo di macchine sono (e devono essere) assistite da gruppi di continuità; è comunque vero che il problema andava scovato in anticipo e corretto prima di includere il supporto nel kernel Linux.

Ciao a tutti.

Sniffare porte usb con GNU/Linux, piccola trattazione tecnica

In modo teorico tutti i bus di comunicazione di un pc possono essere violati ed utilizzai per effettuare lo sniffing dei dati che li attraversano.

Dico in modo teorico perchè poi, all’atto pratico, sorgono delle difficoltà che difficilmente sono superabili se si ha a che fare con un computer custodito ed amministrato come si deve.

Non tutti i bus di comunicazione possono essere sniffati con la stessa facilità, per fare un piccolo esempio concreto si può dire che il bus usb è relativamente facile da compromettere mentre per il Firewire non ci sono problemi di alcun tipo vista la totale noncuranza in fase di progettazione per quel che riguarda la sicurezza della comunicazione rispetto a questo tipo di attacchi.

Uno strumento che ci permette di effettuare questa operazione sulle nostra care linux box prende il nome di usbmon.

Per prima cosa è necessario verificare se tutti i moduli del kernel necessari sono già presenti all’interno del nucleo da voi utilizzato, molto spesso essi sono già all’interno della vostra versione ma non vengono caricati di default e quindi occorre procedere alla loro attivazione attraverso un comando che impartiremo tramite shell:

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2
mount -t debugfs none_debugs /sys/kernel/debug
modprobe usbmon

anche se so già che non ve ne è alcun bisogno vi ricordo che le operazioni di modprobe, ovvero di caricamento di moduli del kernel, vanno effettuate avendo i privilegi di amministratore del sistema.

Verifichiamo ora quali socket usb sono presenti attraverso il comando:

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ls /sys/kernel/debug/usbmon

quello che avrete in risposta è una stringa come quella mostrata nello screenshoot che potete vedere qui sotto.

Schermata.png

E’ arrivato il momento di decidere se sniffare qualsiasi porta usb o concentrare le nostre attenzioni sul solo bus al quale magari è attaccata la chiavetta di memoria della quale ci interessa controllare il traffico.

Se volete ascoltare il traffico di tutte le porte sarà sufficiente dare il seguente comando:

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cat /sys/kernel/debug/usbmon/0u > /tmp/1.mon.out

oppure procedere con l’individualizzazione della porta alla quale siamo interessati.

Per far ciò dovete digitare in una console il seguente comando:

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cat /proc/bus/usb/devices

In questo modo avrete un listato completo di tutte le periferiche usb collegate al pc come nello screenshoot che segue:

Schermata2.png

potete quindi isolare la porta che più vi interessa analizzando l’output del comando ed identificando il venditore della periferica o altre informazioni che vi potranno portare diritti alla porta utilizzata.

Una volta individuato il gruppo di informazioni che descrive l’hardware da voi cercato potrete comodamente leggere il bus utilizzato alla prima stringa T dove troverete la dicitura Bus=02, esso corrisponderà in modo univoco all’autobus 2.

Ora potete iniziare la cattura con il comando:

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cat /sys/kernel/debug/usbmon/2u > /tmp/1.mon.out

Personalmente preferisco questo secondo metodo visto che alcune periferiche ormai di uso comune come mouse usb o altro andrebbero ad inquinare le informazioni catturate con i solo segnali poco interessanti costringendoci di fatto a fare una successiva cernita dei risultati ottenuti per estrapolare solo i dati utili.

Ultimata la cattura delle informazione un bel ctrl+c riporterà la shell in condizioni normale e voi potrete dedicarvi all’analisi del file di dump che avete appena salvato con il nome di 1.mon.out.

Non sto ora qui a dilungarmi su come e cosa utilizzare per l’interpretazione dei dati raccolti ma sappiate che molte informazioni sensibili possono attraversare le porte usb lascio quindi a voi il piacere di scoprire le molteplici possibilità che questa tecnica offre.

Se siete di quelli che vedono complotti ai vostri danni in ogni angolo del globo vi consiglio di fare come i ragazzi di LolloBox (saluto con affetto ascii ci vediamo mercoledì sera) e di “murare vive” le porte usb con della sana colla a caldo.

Ciao a tutti.

Volete finanziare un progetto per dell’hardware open source? Rivolgetevi alla banca

Generalmente una buona idea da sola non è sufficiente per mettere in piedi una realtà economica produttiva e florida, servono capitali da investire per far prolificare e sviluppare l’idea originaria fino a renderla operativa ed immettere sul mercato il prodotto o il servizio proposto.

Ottenere capitali coincide quasi sempre, soprattutto in Italia, con l’entrata nell’ufficio di un direttore di banca; altre nazioni hanno i così detti venture capitalist che attraverso degli appositi fondi riescono a finanziare molte start-up in grado di dare parecchie soddisfazioni.

Ora immaginate di avere in testa un progetto che porti alla realizzazione di un congegno elettronico e nel contempo di volere rilasciare liberamente i progetti sul web in modo di renderli disponibili a tutti, quante banche credete siano disposte ad erogare credito?

Ammesso che riusciate a farvi capire da questa strana gente del mondo economico dubito che essi siano ben disposti ad allentare i cordoni delle loro casse per finanziare un’impresa che vende un prodotto che può essere replicato da qualsiasi altra entità economica visto che i progetti originali sono disponibili per tutti coloro che vogliano consultarli.

Dopo aver appurato questo prendete le vostre idee e, mettendo in valigia con la vostra vita, andate dalle parti della California settentrionale dove due persone saranno pronte ad ascoltarvi attentamente.

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Justin Huynh e Matt Stack sono una coppia di finanziatori pronti a spendere il loro denaro su progetto di hardware aperto, che questo sia un lettore mp3 o una lampada da tavolo con funzione di lettura dei Feed poco importa (questa idea quasi quasi la brevetto…;-)), i due sono pronti a finanziare lo sviluppo delle vostre idee per renderle più semplici, facili da produrre ed estremamente economiche.

I signori in questione raccolgono fondi da molti uomini d’affari e prometto guadagni compresi tra il 5% ed il 10% per tutti coloro che decidono di affidare loro dei fondi.

Come segnalato da molte fonti gli investitori non mancano ed anche un tal Andrew de Montille (qui per vedere chi è) ha deciso di fornire fondi manifestando la sua estrema fiducia nel modello di sviluppo che questi progetti portano avanti.

C’è una sola nuvole che oscura il sereno e splendente cielo della Open Source Bank, così infatti si chiama il progetto, ovvero la situazione burocratica dell’iniziativa che è ancora semi-ufficiale.

Visto la ferrea legislatura in argomento che vige negli States è il caso che questa splendida idea sia ufficializzata in modo concreto assumendo forma legale ed acquisendo quindi tutti i diritti di operare nel mercato finanziario.

Per ora quindi aspettate con la valigia pronta…….

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Ciao a tutti.

Di GNU/Linux, mobilità, Android ed iPhone

Sembrerebbe un paradosso, partire dal grande per poi divenire piccoli ma è proprio così che si configura la crescita che in questi ultimi anni ha avuto Linux.

Sicuramente una spinta importante al sistema operativo libero in questione è stata data dalla diffusione di tutti quei gadget ai quali al giorno d’oggi è difficile rinunciare.

Vediamo esempi di persone alla stazione o aeroporto che tutti i santi giorni lavorano al loro netbook oppure, più semplicemente, ragazzi che vivono 24 su 24 con il proprio smatphone come se fosse una protesi naturale del loro organismo.

In entrambe i casi questi dispositivi si avvalgono del kernel modulare di Linux che permette di costruire un sistema operativo su misura per queste macchine dalla potenza ridotta ma dalle funzionalità sempre più evolute.

Chiaramente le aziende si sono fiondate su questo tipo di device sfruttando il nostro caro OS.

La prima a credere fermamente a questi progetti è HTC, che con il suo G1, ha portato sul mercato un terminale equipaggiato con Android ovvero la soluzione open di Google, basata su kernel Linux, per quel che riguarda i sistemi operativi destinati al settore mobile.

Ora questo pezzo di innovazione è da oggi (o domani …non ricordo bene) disponibile anche nel nostro caro paese attraverso la compagnia di telefonia mobile TIM.

Non mi sorprendono minimamente i prezzi da vero furto del dispositivo ma almeno mi consola il fatto che abbiamo dovuto attendere “solo 5 mesi” per l’avviso sul territorio italiano.

Nel nostro paese si sa, una volta messo in moto un meccanismo si procede “a valanga” (che stronzata che ho scritto non è affatto vero) ed ecco che si susseguono le notizie della disponibilità della nuova versione del Googlefonino, chiamato G2, per il prossimo mese.

Immagine anteprima YouTube

Vodafone si è aggiudicata il colpaccio anche se sembra che la stessa TIM sia in grado di rispondere visto che ultime voci danno imminente una dichiarazione che vuole l’operatore in grado di vendere l’ultima versione del terminale.

Magari questa è la volta buona per far conoscere un po più da vicino Linux all’italico popolo visto che molti acquisteranno il dispositivo senza conoscerne le reali potenzialità ma solo per una questione di moda dato che negli States ha avuto una grande successo.

Personalmente considero i telefoni di questo tipo divisi in 3 grandi categorie:

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Pwn2Own, cadono quasi tutti al primo giorno

Pwn2Own è un concorso interno che si svolge ogni anno in occasione del CanSecWest.

Più in particolare il concorso è un contest per hacker che, controllati da appositi giudici e limitati da un rigido regolamento, tentano di bucare le macchine a disposizione semplicemente sfruttando le vulnerabilità dei browser installati su di esse.

I partecipanti hanno diritto in caso di vittoria a prendere possesso della macchina ed a ricevere un premio in denaro.

Come ogni hanno i browser a disposizione sono Firefox, Safari ed Explorer nelle loro versioni più aggiornate.

In questa edizione partecipa anche il browser di Google che fino ad ora si è dimostrato il più sicuro ed affidabile di tutti visto che il concorso, iniziato proprio oggi, ha subito lasciato dietro di se molte vittime illustri.

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Nils, colui che ha fatto fuori Explorer 8 e Firefox

Il primo a cadere è stato Safari, il browser era installato su di un MacBook e dopo pochi secondi, ed un singolo click su di un link già creato in precedenza da uno dei partecipanti, il sistema è caduto.

A creare la magia è stato il solito Miller che già nella scorsa edizione aveva scardinato i criteri di sicurezza del programma di navigazione creato a Cupertino.

Il secondo a cadere è stato Internet explorer 8, software rilasciato proprio nella giornata odierna, installato su di un Sony Vaio P con sistema operativo Windows 7.

Nils, così si fa chiamare il ricercatore che non ha voluto rilasciare le proprie generalità, ha bucato il sistema attraverso un attacco del tipo drive-by download.

Sempre lo stesso ricercatore qualche tempo più tardi a sfoggiato la sua maestria mettendo al palo anche Firefox sftuttando una falla zero-day.

Il risultato della prima sessione di lavori quindi è palese, visto che Opera non partecipa possiamo ritenerci al sicuro solo con il browser della Google per ora……..io comunque mi sento di dire che questi bravi ragazzi non ci daranno delle delusioni e, tempo qualche ora, faranno fuori anche l’ultimo dei partecipanti.

Quasi quasi stacco l’adsl…….

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Ciao a tutti.

Open Source e business? Al via con il cloud computing

Sarà ma a me il concetto di cloud computing, se ben utilizzato ed implementato, fa letteralmente eccitare ogni neurone.

Avere la possibilità di usufruire di risorse virtualmente infinite in modo del tutto trasparente e con una spesa relativamente minima mi rende estremamente felice e sono sicuro che questo sia la via giusta per fornire ottimi servizi utilizzando come piattaforma il web.

Motrice di questo sviluppo è il software open source che, viste le sue caratteristiche intrinseche, si pone come scelta preferenziale per realizzare soluzione di questo tipo.

Sicuramente una opportunità di business molto importante per tutte quelle piccole realtà che ogni giorno, producendo codice aperto, cercano di trovare una naturale collocazione in un mercato difficile e competitivo come quello del software e dei servizi web.

Uno dei progetti che sembra spiccare in questo ambito è Hadoop.

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Questa è una piattaforma che consente la scrittura di applicazioni per il trattamento di grandi quantità di dati, naturalmente il progetto spicca per dei punti di forza che lo stanno favorendo sul mercato.

In prima battuta è possibile apprezzare la sua estrema scalabilità, il sistema è infatti in grado di gestire e processare petabytes di dati…..e non è una battuta.

La gestione dei processi di elaborazione dei dati ci porta al secondo punto di forza ovvero l’estrema economicità del prodotto, essi infatti possono essere suddivisi in vari cluster di calcolo in un numero ari a migliaia di nodi differenti (ed anche in questo caso non si tratta di una battuta).

L’efficienza del sistema e la sua affidabilità sono due caratteristiche che rasentano la perfezione, elaborazione dei dati in parallelo sui vari nodi e mantenimento di copie multiple dei dati in elaborazione rendono i processi estremamente performanti e sicuri di fronte ad ogni imprevisto.

Per concludere Hadoop ha fatto una sua prima dimostrazione con un sistema formato da 2000 nodi ma gli sviluppatori hanno in cantiere la realizzazione di una seconda dimostrazione con un cluster da 10000 nodi.

La dimostrazione che l’open source paga è disponibile a questo link.

Ciao a tutti.

Symbian e la paura che fa crescere

Cosa spinge i responsabili del progetto Symbian a rilasciare dichiarazioni così convincenti sullo sviluppo delle nuove versioni di quello che è il sistema operativo per terminali mobili più usato nel mondo?

In una parola: paura.

Si, avete ragione, la Nokia è un colosso della telefonia, possiede quote di mercato inimmaginabili per altri aziende ma questo non significa che anche i grandi possano soffrire di quella strana forma di follia che prende ciascuno di noi quando alla fine del mese il portamonete è vuoto.

In verità quello della Nokia non è vuoto ma è seriamente minacciato da una miriade di altri progetti alcuni dei quali finanziati dalle stesse compagnie telefoniche e da un colosso del web (leggi progetto Android), questa situazione infastidisce sicuramente la dirigenza del grande produttore che cerca di dare certezze con quello che è il loro prodotto open ovvero Symbian.

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Eccoci quindi ad analizzare uno stormo di notizie sulle tabelle di sviluppo del sistema operativo il quale si vedrà rinnovato ogni 6 mesi sullo stile di alcune delle più famose distro GNU/Linux per pc.

I rilasci sembrano adottare la tecnica Intel del Tick-Tock dove per ogni release si avranno rispettivamente l’introduzione di nuove funzionalità per la prima e il completo tuning del sistema sulla seconda per poi ritrovare ad iniziare il ciclo.

Un ciclo di sviluppo con queste caratteristiche prevede ingenti risorse economiche disponibili, certamente Nokia non ha problemi in tal senso e la decisione di puntare molto nell’ambito degli OS fa capire come quello di rendere Open Symbian non sia stata solo una strategica mossa di mercato ma la conclusione di una ponderata scelta commerciale nella quale la direzione crede fortemente.

Aspetteremo allora il rilascio dei codici sorgente il quale è previsto per Giugno 2010 per sbirciare tra le righe di quello che è il sistema operativo per smartphone più utilizzato del momento.

Dimenticavo di dire come un po di sana concorrenza sia un toccasana per l’innovazione dei prodotti e anche per la soddisfazione e la possibilità di scelta degli utenti, questa storia ne potrebbe essere un esempio.

P.S.: per la cronaca, dopo aver utilizzato Nokia equipaggiati con Symbian per diverso tempo, mi sono fatto una personale idea dell’OS che non si può definire proprio ottima trovando il progetto lento ed in grado di fornire la sensazione di una terminale appesantito nel suo funzionamento.

Spero di ricredermi.

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Ciao a tutti.