Linux Foundation e Microsoft lottano insieme per la questione delle garanzie

Collaborazione ed accordo tra Microsoft e Linux Foundation per le preoccupanti proposte europee ed americane volte a fornire una garanzia sul software acquistato il quale deve essere privo di ogni bug.

Scontri, colpi bassi, processi, scorrettezze varie ed alla fine ci si ritrova sempre a combattere per una giusta causa uniti da un male comune che potrebbe mettere in serie pericolo il mercato delle innovazioni e dei prodotti informatici.

Questa è la sorte che sta toccando a Linux Foundation e Microsoft che mettono da parte le loro divergenze per contrastare e cercar di risolvere la questione del sistema delle licenze sul software, argomento che in questi ultimi anni sta limitando sempre di più lo sviluppo di nuove idee bloccando di fatto l’evoluzione del settore….almeno in parte.

Ora, oltre agli spinosi problemi che da sempre esistono in questo campo, entra in gioco un presunto orientamento europeo ed americano che potrebbe portare ad una proposta di legge la quale vorrebbe una garanzia scritta, come per tutti gli altri prodotti del normale mercato, nella quale l’azienda produttrice del software si impegni a garantire l’assenza di difetti “per così dire” di fabbricazione.

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Trovate OpenOffice.org tremendamente vecchio nella sua grafica? Sun sta pensando anche a questo

Sun cerca innovazione per l’interfaccia di OpenOffice.org e lo fa con il progetto Renaissance con il quale chiama alla collaborazione tutti gli utenti ed anche Mozilla cerca innovazione presso la comunità.

Alla faccia di acquisizioni fuori controllo o altri problemi di tipo giuridico e finanziario, Sun si sta preparando alla completa ristrutturazione dell’interfaccia grafica della suite da ufficio libera per eccellenza ovvero OpenOffice.org.

Il progetto in questione prende il nome di Renaissance probabilmente in onore del gruppo musicale inglese sorto dalla ceneri ancora fumanti degli Yardbirds e mira alla costruzione di una nuova, più attraente e magari più usabile interfaccia grafica utente.

Magari spinti dal rinnovamento del diretto concorrente a pagamento prodotto da Microsoft gli sviluppatori hanno pensato bene di chiedere aiuto alla comunità che da sempre si raccoglie intorno ad OpenOffice.org allestendo un sito collaborativo dove è possibile porre i propri lavori all’attenzione del pubblico e degli addetti ai lavori.

Entrando in http://wiki.services.openoffice.org/wiki/Main_Page è possibile avere tutti i dettagli che consentono di partecipare attivamente allo sviluppo della nuova interfaccia che attualmente è nella fase di raccolta delle bozze.

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oFono, il telefono libero di Nokia ed Intel

Nokia ed Intel uniti per creare una infrastruttura per lo sviluppo di software open destinati al mercato dei dispositivi mobili evoluti, il tutto in chiave rigorosamente open.

Negli ultimi tempi il settore mobile è quello che sembra avere il maggiore sviluppo sia in termini hardware che in termini software, mese dopo mese infatti novità si susseguono senza sosta alcuna proponendo a noi consumatori una varietà di dispositivi e di OS mai vista prima.

Siamo davanti ad un mercato che si sta trasformando molto velocemente con ritmi sempre più serrati sfruttando soluzioni open in grado di dare vantaggi sia ai produttori, agli sviluppatori ed infine agli utenti.

In questo preciso istante un colosso della telefonia sembra soffrire più di altri, lo storico produttore di cellulari Nokia sembra aver imboccato una strada che non sta premiando la dirigenza dell’azienda senza poi rimarcare il fatto che, chi ne è in possesso, spesso non esita a definire gli ultimi terminali prodotti mediocri sotto il punto di vista costruttivo.

Come cercare di rinnovarsi se non partendo dalla piattaforma software??

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L’open source, l’Europa e la viscida fidelizzazione

Sconcertato, semplicemente sconcertato dalle rivelazioni del documento  pubblicato dall’unione europea circa la possibilità di adozione di software a codice aperto all’interno dell’enorme macchina informatica dell’Europa.

Iniziamo con il dire che questo documento non ha avuto mai vita facile fin dalla nascita, un parto sofferto ed un tempo epico per la sua realizzazione fino al Novembre 2008 quando, con meccanismi strani e poco chiari, il lavoro realizzato con tanto sofferto sudore sparisce misteriosamente nei meandri degli edifici europei.

Ricompare oggi, quando ormai siamo a fine legislatura…..guarda caso, con un carico di risultati deludenti e controversi.

Vi risparmio tediose analisi economiche di dubbia esattezza ed arrivo subito al nocciolo, rinnovare le licenze di software proprietario per quasi tutta la baracca costa circa 6,2 milioni di euro mentre migrare ad un struttura nuova ed aperta costerebbe 76,5 milioni di euro senza contare poi manutenzione e supporto.

Ad occhio e croce direi che siamo davanti ad un chiaro e lampante caso di convenienza, da un lato un rinnovo delle licenze economicamente vantaggioso mentre dall’altro un cospicuo esborso di denaro per passare a quella che sarebbe una soluzione aperta e libera,  solo un pazzo non valuterebbe la scelta in modo serio appoggiando la causa delle licenza…….io sono pazzo e vi spiego perchè.

Lo studio in questione risale all’ormai lontano 2005, da quel tempo le evoluzioni del software open sono state enormi quindi è inutile basare questo tipo di decisioni su di uno studio obsoleto si avrebbe solo una falsa illusione di avere deciso nel modo migliore in base a dati oggettivi.

Mi sento di dire che siamo davanti al classico caso di fidelizzazione viscida da parte di aziende produttrici di prodotti proprietari in grado di rendere l’utente schiavo di essi, mi posso anche sbagliare ma non vedo trasparenza nella politica di attribuzioni dei prezzi alle licenze applicate dalle varie case software ad ogni macchina europea.

Nel 2005 una tipica postazione costava all’amministrazione poco meno di 138 euro ora, immaginando una configurazione classica con OS, suite di produttività ed un altro software a scelta, non mi riesce di trovare il modo di incastrare queste tre licenze in questi pochi euro.

Tutti sanno che in realtà una tipica configurazione del genere costa, in licenze, molto di più e, anche valutando una modalità di vendita simile a quella delle licenze a volume, mi sento di dire senza alcune timore che ci sono gli estremi per denunciare una condotta scorretta di mercato tanto è forte la sensazione che siano applicati prezzi troppo bassi per essere veri.

Rimanere sulla piazza e no permettere l’entrata nel campo di soluzioni aperte, che poi potrebbero anche dimostrarsi più performanti e sicure, vale sicuramente un periodo di ricavi ridotti o quasi inesistenti.

Credo che in questi casi le cifre in ballo, oltre che obsolete nella loro valutazione, non vadano considerata per la loro reale portata ma come un investimento da effettuare per svincolare l’amministrazione europea da tutti quei vincoli imposti dal software chiuso riportando così democrazia all’interno di questo delicato settore.

Speriamo in una prossima classe dirigente più illuminata dell’attuale che si impegni e lavori per pretendere nuovi risultati da uno studio commissionato a dovere e realizzato in tempi ragionevoli visto l’estrema velocità con il quale cambia e si muove lo sviluppo del software aperto.

Link -Marco Cappato

Ciao a tutti.

Sony pentita: << era meglio usare open source....>>

Da sempre Sony ha fatto delle sue politiche di chiusura delle suo soluzioni hardware e software un presunto punto di forza, i prodotti della casa nipponica si sono sempre contraddistinti in questo campo e spesso si è sfiorata anche l’ipocrisia al fine di portare avanti le proprie convinzioni.

Il grande errore della Sony non è tanto nella scelta della chiusura totale verso gli sviluppatori estranei all’azienda, in fin dei conti ogni realtà aziendale è libera di scegliere i propri orientamenti per quel che concerne lo sviluppo e la commercializzazione di prodotti ma piuttosto nel non riuscire a comprendere come nel tempo la situazione si sia evoluta portando ad un interesse sempre maggiore del mondo informatico verso soluzioni open.

Ecco allora il tempo dei ripensamenti e dei “mea culpa” che arrivano direttamente dalle parole del CEO di casa Sony Howard Stringer il quale, in una lunga intervista ha parlato si tecnologia e sistemi DRM.

Le parole del manager lasciano nello sconcerto quando lo stesso vede nella possibilità di contenuti senza lucchetti digitali il metodo migliore per affrontare la crisi e riportare l’economia a galoppare come un tempo.

Dichiarazioni forti che fanno ben sperare in un cambio di rotta che, a detta dello stesso, avrebbero consentito già de tempo una vittoria per la distribuzione dei contenuti digitali sulla soluzione Apple.

Il DRM come fallimento è quello che si può intuire dalla totalità dell’intervista alla faccia delle precedenti politiche della casa che volevano lucchetti, per la verità di dubbia efficacia, per qualsiasi cosa uscisse dagli stabilimenti in questione.

La transizione quindi del sistema close ad uno open è oramai in atto ed è comprensibile dalle parole del rappresentante intervistato che ha dichiarato apertamente le intenzioni del colosso, da parte nostra possiamo esordire con un “noi vi avevano avvertito” (noi inteso come comunità open) ed una volta tanto siamo stati profeti in patria visto che fin dal primo giorno avevamo palesato i vantaggi, non solo economici, di questa scelta che ora trova d’accordo moltissime aziende storicamente contrarie.

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Ciao a tutti.

Con Oracle il futuro incerto del comparto open Sun ed alcuni problemi legali

Qualche tempo fa, questioni di settimane, la notizia che ha capovolto letteralmente una parte del mondo open che vedeva il Sun una solida realtà impegnata nel supporto e sostegno a tutta la  comunità, poi la sconvolgente motizia che vuole una affamata Oracle interessata alla ottima Sun ed infine, in un tempo che rasenta lo zero per acquisizioni di questo tipo, ci si ritrova con un colosso del mondo open in mano a quella che certamente non può essere definita come un’azienda paladina del codice aperto.

Lo stato successivo a quello di estremo stupore è stato quello di assoluta preoccupazione per quelli che saranno i destini degli ottimi prodotti open Sun.

Oracle non ha certamente avuto l’accortezza di calmare gli isterismi di massa degli utenti open con qualche piccola dichiarazione lasciando un vuoto informativo che i più interpretavano come segnali di rischio per il comparto a sorgente aperto; se pur con qualche giorno di ritardo ecco apparire le prime timide indiscrezioni.

Risc, la nota piattaforma hardware mossa dai processori Sparc, resterà in produzione e per di più subirà un incremento del marketing per rilanciare il prodotto ed offrire ad esso un ritrovato slancio dopo 25 anni di onorata carriera piena di successi.

Ma non è tutto oro quello che luccica, all’orizzonte stanno comparendo dei fastidiosi problemi legali legati alla vecchia gestione Sun.

In particolare sembra che la Sun abbia pensato bene di violare una norma americana che obbliga le aziende che operano all’estero di non creare situazioni di corruzione per conquistare commissioni ed appalti; la stessa Sun si è autodenunciata alla commissione deputata a giudicare questi fatti.

Il reato è considerato molto grado in terra USA tanto da prevedere pene severissime che si spingono fino all’impossibilità di partecipare a qualsiasi forma di appalto pubblico per la realtà economica in questione che di fatto ha in questo genere di lavori una grande percentuale del suo fatturato annuo.

Il fatto in realtà risale a prima della acquisizione da parte di Oracle segno inequivocabile che anche questa realtà economica ha considerato la questione poco importante ai fini legali e sicuramente non preoccupante.

Altra bega burocratica da superare è quella che vuole una parte del consiglio di amministrazione non soddisfatto della quotazione a 9,5 dollari delle azioni Sun da parte di Oracle, sicuramente una quotazione inferiore a quella reale di mercato e per questo gli stessi hanno definito come ingiusta la quotazione delle azioni minacciando un veto negativo in sede amministrativa.

Nessuna dichiarazione per quel che concerne il comparto Open della Sun che, con i suoi cavali di battagli MySQL ed OpenSolaris, si prodigava per il mondo del software aperto, l’assenza di dichiarazione fa presagire forse ad un ripensamento sulle politiche di sviluppo di questi prodotti magari lasciando intuire uno scarso interesse ed un taglio di fondi verso questi meravigliosi progetti.

Ad essere totalmente sincere il taglio, ma questa volta di personale, è stato già annunciato e vede coinvolto l’organico della Sun senza per questo specificare però i reparti dove questi tagli avranno il loro effetto.

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Ciao a tutti.

Le QT scelgono di far sul serio

qt.gifDa accanito utilizzatore Gnome non sono mai stato un cultore di queste librerie che da tanti vengono proclamate come il futuro delle piattaforme open.

Conoscono almeno un paio di persone che stravedono per Qt e si lamentano della relativa vecchiaia delle GTK, forse a torto o forse a ragione cercano puntualmente di convertirmi alla causa Qt affermando la loro potenza e versatilità.

Ribadendo la mia assoluta estraneità e conoscenza del codice in questione ho sempre trovato interessante la possibilità di creare facilmente applicazioni che potessero essere ugualmente usate su piattaforme diverse open o close source.

Capite bene quindi il mio personale stupore quando oggi ho appreso la notizia che, in modo entusiastico, annunziava al pubblico ed agli sviluppatori di tutto mondo l’apertura dei repo Qt a tutti.

Subito lo stupore ha colto il mio cervello il quale molto ingenuamente si è chiesto “ma perchè fino ad ora come funzionava la storia?”, ecco allora che si è palesata davanti a miei occhi la verità.

I repo sono stati aperti solo in questi giorni al contributo degli sviluppatori di tutto il mondo, operazione che è coincisa con l’adozione del team di sviluppo del software GIT come sistema di controllo delle versioni.

Oltre a queste grande rivoluzione nel progetto è stata anche presentata una roadmap che illustra i piani futuri del progetto.

Link roadmap

Link al post dove si annuncia l’apertura dei repo

Ciao a tutti.

P.S.: sinceramente ancora non è che abbia capito molto della vicenda, fino ad oggi solo gli sviluppatori autorizzati potevano metter mano al codice Qt dei repo??

Il prossimo Firefox avrà del Chrome…..

Firefox è stato da sempre il mio browser preferito fin dalla sua comparsa sul web, nel frattempo si sono palesati sulla rete altri concorrenti degni di rivaleggiare con il panda rosso (o volpe che dir si voglia) in modo eccellente.

Questa situazione si è venuta a creare pur una serie di circostanze che hanno visto un lento ma inesorabile e progressivo degradamento del codice sorgente del noto browser di casa Mozilla.

Consumi di ram spropositati su tutte le piattaforme siano esse Unix like o Windows, crash improvvisi di alcune versioni, aumento dei bug e aumento dei problemi legati alla sicurezza non danno certamente una immagine idilliaca di quello che è rimasto del browser in grado di mettere in crisi il monopolio Explorer e di macina record su record.

Personalmente mi trovo davanti alla quasi totale dipendenza di alcune estensioni che mi permettono di sopravvivere all’interno della giungla internettiana e per di più le mie due piattaforme utilizzate (GNU/Linux e MacOSX) non permettono l’installazione di quello che per adesso sembra l’alternativa più convincente al momento disponibile, ovviamente sto parlando di Chrome.

La voglia di cambiare software per la navigazione è tanta e azzarderei pure a dire ben motivata ma cerco di resistere sulla vecchia via maestra dato che in fondo, forse, sto scorgendo una luce di rinnovamento.

Tutti sappiamo che Chrome ha una particolare gestione delle tab che all’interno del sistema vengono identificate ognuna come un singolo processo a se in modo da non mettere la rischio la sicurezza della macchina e del browser stesso se malauguratamente si incappa in una pagina che contiene codice maligno.

Firefox sembra voler prendere spunto da questa innovazione portata sul campo da Google e quindi dividere ogni tab e la stessa interfaccia in più processi; i benefici si avranno sul fronte della stabilità, con un browser che non si chiuderà totalmente per ogni singolo crash di una sola scheda, e dal punto di vista dello sfruttamento della potenza di calcolo delle cpu dual core ormai ritenuto lo standard del mercato.

Non si sa molto del ramo di sviluppo in questione ma sicuramente sono noti i nomi dei curatori: Benjamin Smedberg (coordinatore dei lavori), Joe Drew, Jason Duell, Ben Turner e Boris Zbarsky.

Se per i primi risultati basterà aspettare la metà di Luglio la seconda fase del lavoro, sicuramente più importante e corposa, dovrebbe essere pronta per Novembre, sicuramente si avranno delle fasi successive ma per ora non sono disponibili altri dettagli che potrebbe lasciar trapelare un probabile range di tempo nel quale aspettarsi l’uscita per il grande pubblico di queste novità.

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Aggiornamento BIOS e GNU/Linux, forse la pace è fatta

Il BIOS, ovvero quella serie di routin software che permette l’avvio di un pc, è una componente software molto importante dei nostri pc, un bug in questo codice potrebbe compromettere il corretto funzionamento dell’hardware ed avere delle ripercussioni importanti sulla stabilità e potenza del pc in questione.

Proprio per questi motivi le case produttrici di schede madri si prodigano, per la verità non molto spesso, in azioni di revisione e correzione dei BIOS.

VIA_BIOS.jpg

Installare un novo BIOS è divenuta nel tempo operazione di routine molto semplice ed immediata, in effetti anche nei tempi passati questa non si è mai rivelata operazione troppo difficile per chi aveva una certa dimestichezza con il DOS, moltissimi sono i tools totalmente grafici che si preoccupano di installare il nuovo codice o, in certi casi, di effettuare il download dell’aggiornamento e procedere con l’installazione.

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Oltre Dropbox ovvero altre idee per lo storage online

Dropbox è stata una piacevole sorpresa di parecchi mesi fa, avere due Gb di spazio on line raggiungibili da interfaccia web e da quel magnifico client multipiattaforma messo a disposizione dallo stesso team è una bella comodità.

La versatilità d’uso del servizio è impressionante e, nel caso ne avessimo la necessità, è possibile un upgrade del servizio dietro pagamento di una quota annuale che ci permetterà di usufruire della quota di spazio da noi richiesta.

Quello che fin da subito mi hanno convinto sono state due cose:

  • l’idea: a dire il vero nulla di così innovativo ma un servizio del genere, se non destinati a professionisti o imprese, non era mai stato realizzato da nessuno
  • il supporto: offrire fin da subito il pieno supporto alle piattaforme maggiormente utilizzate è stata una stupenda idea che sembra voler porre fine alle classiche diciture “Linux e Mac User, la vostra versione è in arrivo” oppure “solo per Windows” o ancora “presto anche per Linux e Mac”. Sentirsi in ogni occasione discriminati non è piacevole.

Per coloro che cercano alternative Open all’ottimo Dropbox esistono moltissime alternative più o meno convenienti e complicate diamo uno sguardo ad un paio queste:

1) Unison

se pensate che questo software faccia le stesse cose di Dropbox vi sbagliate di grosso, niente spazio web gratuito visto che questo è solamente un client in grado di sincronizzare i file che voi darete in pasto attraverso la sua interfaccia.

Il funzionamento è garantito su GNU/Linux, Mac e Windows e tra i punti di forza del software è possibile annoverare la possibilità di creare dei profili specifici per ogni cartella o file da sincronizzare con altri pc.

Ad esempio è possibile fare il sincro di due cartelle locali o di una locale con una remota attraverso il protocollo ssh, chiaramente dovete aver il controllo di un vostro server dove stoccare le informazioni.

2) SBackup

questo software è molto simile a quello descritto precedentemente ma presenta una interfaccia utente molto più semplice da utilizzare.

Selezionare le cartelle o i file da gestire è molto semplice come è altrettanto facile creare delle regole per le sincronizzazioni, ovviamente anche in questo caso stiamo parlando di un software in grado di gestire dei backup che andranno però stoccati in locazioni precedentemente allestite visto che non esistono offerte che includono spazio di memorizzazione.

3) SpiderOak

questo ottimo servizio è quello che più si avvicina al concetto di Dropbox.

Come il servizio appena nominato esso mette a disposizione 2 Gb di spazio gratuitamente e fornisce un client in grado di girare su tutte le piattaforme più utilizzate (GNU/Linux, Mac e Win).

Diversamente dal concetto di unica cartella di Dropbox, il quale costringe ad avere una unica locazione dove riunire i file da salvare, questo servizio permette attraverso il suo software di specificare le cartelle ed i file dei quali vogliamo effettuare il backup anche se sparsi in locazioni diverse sul nostro hdd.

L’interfaccia del client è leggermente più sofisticata rispetto a quella del software di Dropbox ma tuttavia nulla che impedisca ad un qualsiasi utente medio di trovarsi a suo agio nel giro di pochissimi minuti.

Un ottimo sostituto all’ormai classico Dropbox con quella marcia in più.

Ciao a tutti.