Installare il web server Apache2 nella nuova Ubuntu 9.10

Il server che sorregge il web come lo conosciamo oggi installato in locale sul vostro pc

Per chi, tra di voi, sviluppa per il web non è certamente necessaria questa guida composta da poche righe di codice ma indubbiamente ci sono moltissimi utenti che avvicinandosi a GNU/Linux vorrebbero rendere il loro computer una macchina dove provare le varie piattaforme CMS le quali annoverano due tra le più importanti espressioni del blogging ovvero Joomla e WordPress.

Senza un server Apache pronto a sostenere le piattaforme non è possibile procedere allo sviluppo di portali web o di più semplici blog personali.

Ecco quindi il motivo della guida ovvero fornire un ambiente di facile installazione e gestione configurabile in pochi passi ma perfettamente in grado di rispondere alle esigenze di chi vuole tentare la via dello sviluppo per il web.

Per prima cosa iniziamo con l’acquisizione dei diritti di amministrazione, per far ciò apriamo il classico terminale e digitiamo:

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sudo -s

premiamo invio ed inseriamo la password quando richiesta.

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WiFi libera? Giù il decreto Pisanu

Il decreto che ha sigillato le wifi del bel paese sta per scadere, ed ora?

Il decreto legge Pisanu impone a tutti coloro che accedono ad internet da qualsiasi luogo pubblico di lasciare le proprie generalità, molti locali, bar o pub sono quindi costretti ad offrire servizi internet solo previa registrazione del cliente il che porta quasi sempre ad una rinuncia da parte del gestore alla fornitura di un servizio utile.

Occhio alle wifi di casa che devono essere adeguatamente protette e custodite per non dar modo di far infiltrare nessuno.

Chiaramente le beghe non sono solo per il cliente che deve fare sfoggio delle sue credenziali nel caso si voglia collegare da un esercizio pubblico, lo stesso esercente che fornisce un servizio deve essere regolarmente registrato presso la questura.

Scoraggiare chiunque è il compito di questa legge stupida scritta da chi, rispettosamente parlando, capisce poco o quasi nulla sul funzionamento di una rete.

Forse però una speranza arriva dalla scadenza del decreto che in questo caso, per proseguire la propria attività, dovrebbe ricevere una proroga da parte del governo.

Credo che sia importante esprimere il nostro dissenso verso questa regola imposta da politici che con il mondo di internet hanno evidentemente poco a che spartire.

Facebook ed altri importanti social network hanno gruppi dedicati all’abolizione della norma, le possibilità di protesta sono praticamente infinite l’importante è farsi sentire.

Forse riusciremo nell’intento liberando nel contempo la possibilità di realizzare reti a basso costo in comuni non raggiunti da ADSL tradizionale.

Per saperne di più NEXA

P.S.: solitamente nelle facoltà italiane, centri di cultura per eccellenza, le reti wifi sono chiuse ma le prese al moro sono più accessibile delle stesse reti wireless……quando si dice stupidità di alcune norme.

Ciao a tutti.

FLOSS@EcoAndEquo ad Ancona il 27 Novembre

Per chi è nei paraggi una occasione per parlare di software open source

Saltando i preamboli di rito vi porto a conoscenza di una iniziativa, a mio avviso importante, che si terrà all’interno della fiera “Eco&Equo” e che ha come obbiettivo quello di divulgare le ragioni del software Open Source.

Si parlerà di pubblica amministrazione e di economia locale con rappresentanti delle istituzioni ed esperti di open source; a seguire la locandina dell’evento con tutte le info circa orari ed indicazioni sul luogo dell’evento.
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Canonical lavora con Google per il Chrome OS

Nel nuovo OS di Google lo zampino della Canonical

Personalmente non ritengo Chrome OS in grado di minacciare il mondo dei sistemi operativi come lo conosciamo oggi almeno per ora, troppi vincoli ed un prodotto Google centrico fanno dell’OS una scelta poco appetibili soprattutto in parti del mondo, come l’Italia, dove ci sono evidenti problemi circa la rete internet; sicuramente è difficile non ammettere che finalmente con questo OS il concetto di cloud computing prende una piega molto diversa accostandosi sempre di più al mondo dell’utente finale.

Se Chrome non avrà il successo sperato sarà sicuramente in grado di gettare luci su quello che molto probabilmente sarà computer 2.0 con tutti i suoi limiti ed i suoi problemi, a tal proposito un mio pensiero più approfondito è disponibile al seguente link:

http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/google-chrome-os-l%CA%BCos-si-trasferisce-in-nuvola.html

Significativo invece l’accordo tra Google e Canonical, secondo i termini di contratto gli sviluppatori della famosa Ubuntu saranno impegnati nella nuova distro del gigante del web.

Le conoscenze di alcuni e il brand di altri potrebbero portare enormi benefici per le due aziende non tanto in vendite o assistenza quando in visibilità guadagnando nel contempo un ruolo da innovatori del mercato.

Link

Ciao a tutti.

Novell si interessa a Google Wave

Novell alle prese con un prodotto per la collaborazione aziendale

Novell, azienda da sempre impegnata nel mondo Open, è stata spesso criticata ed attaccata da buona parte della comunità per le sue scelte in campo commerciale quando, piuttosto che scendere in tribunale, preferì pagare una sorta di riscatto nei confronti Microsoft per delle violazioni di brevetto che ad oggi sono ancora tutte da dimostrare.

Si trattava di una vicenda controversa che scosse tutto il mondo delle distro GNU/Linux e dove in pochissimo tempo si vennero a creare due fazioni, chi tollerava l’atteggiamento di sottomissione delle aziende e chi lanciava accuse contro Microsoft e la cordata di mondo open compiacente.

Inutile però negare come Novell sia una delle grande del settore che molto ha dato, e speriamo continuerà a dare, all’open souce.

In questo periodo si fa un gran parlare di Google wave e dalle parti degli uffici di Waltham, sede dell’azienda open, sembrano voler cavalcare il successo di questo tipo di piattaforme collaborative con un proprio prodotto che prende il nome di Pulse.

Differentemente da Wave il prodotto Pulse è una piattaforma collaborativa aziendale che combina in un unico mondo  e-mail, strumenti di document authoring e social messaging in uno strumento dalla sicurezza certa e dalla possibilità enormi di gestione del lavoro.

La potenzialità di Pulse però non si ferma qui infatti, attraverso il Google Wave Federation Protocol, Novell è riuscita a far penetrare la piattaforma di collaborazione edita da Google all’interno del suo prodotto, ecco quindi che gli utenti di Prism possono comunicare con ogni utente Wave direttamente dall’interno della piattaforma utilizzata nel proprio ufficio.

Pulse sarà disponibile nel corso del 2010 e permetterà, nella sua versione finale, di creare filtri più o meno complessi per la gestione del carico di lavoro in modo da liberare l’utilizzatore dai messaggi di un singolo utente.

Dell’ecosistema Pulse faranno parte:

Security – L’accesso ed autorizzazioni fanno leva su sistemi aziendali di identity e access management, directory server e strumenti di audit per l’integrazione con processi stabiliti, il mantenimento dei dati in sicurezza e il supportode i requisiti di compliance

Collaborazione in tempo reale – L’editing collaborativo e la condivisione di documenti permettono agli utenti di lavorare in gruppo in tempo reale.

Inbox unificate – Una sola interfaccia permette agli utenti di vedere, classificare e filtrare tutto i propri contenuti personali e professionali da vari servizi di social messaging, email, Wave, ecc., in un unico punto.

Social messaging di livello enterprise – Le funzionalità di Social blog permettono gli utenti di condividere, seguire e fare commenti su diversi temi e idee.

Chat e collaborazione in tempo reale - La possibilità di collaborare in tempo reale permette agli utenti di sapere esattamente quando i colleghi sono disponibili attraverso il monitoraggio delle persone, dei gruppi e dei messaggi.

Se volete una dimostrazione video, a dire il vero molto convincente, del prodotto in questione puntate il vostro browser all’indirizzo http://www.novell.com/media/media.php?media=novell-pulse.

Link

Ciao a tutti.

Windows 7, la prima falla critica

Scoperta la prima falla del nuovo OS Microsoft

Uscito da qualche tempo il nuovo sistema operativo Microsoft, denominato con molta fantasia Windows 7, non aveva ancora presentato grandi problemi sul fronte sicurezza.

In questi giorni un esperto di sicurezza, tale Laurent Gaffié, ha pubblicato sul proprio blog un bug scoperto all’interno del prodotto Microsoft che permetterebbe, a chiunque voglia, di creare una pagina web ad hoc in grado di bloccare una macchina equipaggiata con l’ultimo os di Redmond.

Parliamo di un blocco di sistema che non comporta alcuna BSOD ma un totale freeze della macchina che va ovviamente riavviata attraverso la brutale pressione del tasto reset o la totale disconnessione della stessa dalla linea elettrica.

Microsoft è già a lavoro per riparare al bug ma sembra sia veramente adirata con l’esperto di sicurezza che ha scoperto il problema, si critica sopratutto il metodo con il quale ha operato l’esperto; solitamente in questi casi si procede alla comunicazione del bug al produttore che, in tempi brevissimi, dovrebbe comunicare con lo scopritore al fine di comunicare la presa in carico del problema.

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Come Google manipola il kernle Linux, alcuni numeri

Una delle aziende più potenti del web basa la propria forza su GNU/Linux, ecco alcuni dettagli sul suo utilizzo

Si può tranquillamente affermare con relativa certezza che al mondo non esiste azienda con il maggior numero di installazione GNU/Linux attive rispetto a Google.

Rispetto al suo enorme utilizzo all’interno dell’azienda poco o nulla si sa sui sistemi che Google implementa nelle sue macchine per adattare il nostro OS preferito alle sue esigenze, Mike Waychison, dipendente dell’azienda, cerca di far luce sui problemi e le soluzioni che a Mountain View incontrano sul loro cammino.

Al di la di quello che si possa pensare all’interno di Google il codice kernel viene gestito con un tool che ha ben poco di open ovvero Perforce, magari potrebbero rivolgersi a soluzioni aperte sicuramente più performanti.

Non esistono diversi rami del kernel Linux al quale i tecnici lavorano ma tutte le forse vengono impegnate nell’uni filone principale di codice; 30 sono gli ingegneri che ogni giorno lavorano a tempo pieno al kernel Linux.

Hanno iniziato con il kernel 2.4.18 al quale sono state applicate patch per un ammontare enorme, circa 2000 modifiche; successivamente, dopo aver aggiunto ben 492.000 linee di codice, la scelta di passare al 2.6.11 per via della necessità di avere del supporto SATA.

Alla versione 2.6.11 è seguita la 2.6.18 ed attualmente si sta lavorando sulla preparazione di un kernel base 2.6.26.

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No al rootkit

Il Kernel Linux al riparo dai rootkit grazie ad alcuni ricercatori

Un software in grado di guadagnare da solo diritti di amministrazione totale del sistema senza alcuna autorizzazione da parte del proprietario della macchina, questo, in estrema sintesi, è il significato della parola rootkit.

Queste piccole porzioni di codice non risparmiano nessun sistema operativo GNU/Linux incluso e, come se non bastasse, passano il più delle volte indisturbate non rivelandosi all’occhio dell’amministratore del sistema.

In un immediato futuro la situazione potrebbe cambiare evolvendosi a favore dei GNU/Linux visto il lavoro di un team di ricercatori che hanno messo a punto una tecnica in grado di proteggere il Kernel Linux dagli attacchi di questi software.

Il team cinese ha battezzato il sistema Hooksafe ed esso si preoccupa di monitorare gli accessi agli hook del kernel dopo averli spostati in una precisa porzione di memoria bloccata e gestita dal sistema per quel che riguarda gli accessi, lo spostamento permette in questo modo di avere una migliore visione d’insieme del sistema.

I test eseguiti sono molto confortanti, dopo aver cercato di installare 9 rootkit scritti per il kernel 2.6.xx su di una Ubuntu appositamente equipaggiata si sono registrati 7 successi e 2 successi parziali.

Del gruppo di nove software i primi 7 non sono riusciti ad installarsi mentre gli altri 2 non sono riusciti a nascondersi agli occhi dell’amministratore.

Un risultato notevole che però ha un suo punto debole ovvero fino ad un 6% di prestazioni in meno rispetto ad un sistema senza alcuna protezione, per chi è più curioso ecco il link al paper che verrà presentato nei prossimi giorni.

Link

Ciao a tutti.

Microsoft ammette: abbiamo violato la GPL

Il colosso di Redmond fa pubblica ammenda ed ammette le sue responsabilità

Non ricordo quando e non ho voglia neanche di aprire una seconda tab per cercare il post nel quale ho scritto della notizia secondo la quale la Microsoft di fatto utilizzato del codice sotto licenza GPLv2 per la creazione di un tool distribuito dalla stessa azienda.

Questa volta sembra che la stessa Microsoft abbia riconosciuto il proprio errore per voce di alcuni tecnici che hanno pubblicamente ammesso la violazione dei termini di licenza GPLv2, il comunicato stampa ha del ridicolo:

“After looking at the code (within the USB tool) in question, we are now able to confirm this (inclusion of improperly licensed GPL v2 code) was indeed the case, although it was not intentional on our part. While we had contracted with a third party to create the tool, we share responsibility as we did not catch it as part of our code review process. We have furthermore conducted a review of other code provided through the  Microsoft Store and this was the only incident of this sort we could find.”

la parte nella quale si accenna alla non intenzionalità della questione è di una ilarità che sfiora il ridicolo, come se un loro programmatore di nascosto si sia fatto un giretto sul web alla ricerca di un pezzettino di codice al lui congeniale.

Ecco però che viene svelato l’arcano alla riga subito inferiore ovvero la scusa del contratto con una terzo per la creazione di un software di questo tipo, c’è da scandalizzarsi perchè non solo una gigante di tali proporzioni si rivolge ad una ditta esterna per la creazione di un “tool da 500 0 600 righe di codice” ma in più vi sono delle notevoli lacune sul controllo qualità dei prodotti in entrata visto che casualmente è sfuggita una porzione di codice open.

Il software in questione non verrà eliminato ma piuttosto ripubblicato con tanto di sorgenti aperti sotto licenza GPLv2 ma, scusate la mia cattiva fede, cosa mi ferma dal pensare che per un piccolo programma contenente codice libero scovato da un blogger non ne esitano un’altra infinità nascosta nei meandri dei prodotti Microsoft??

La risposta è che nulla mi vieta di pensarlo ma che piuttosto mi sento autorizzato a farlo.

Link

Ciao a tutti.

Un tocco di Arduino e si cambia musica

Uno degli strumenti più antichi del mondo visto in chiave Open

Sapete cos’è un didgeridoo?

Il didgeridoo è uno strumento a fiato caratteristico degli aborigeni australiani, si tratta essenzialmente di un lungo tubo cavo dove le onde sonore provocate dalla vibrazione delle labbra del musicista ricevono un caratteristico timbro profondo.

Questo strumento è molto primitivo e si pensa che la sua invenzione possa risalire fino a 15000 anni fa.

Non ci sono molte possibilità di personalizzazione delle strumento, tolte lunghezza, materiali e decorazioni esterne la costruzione dello stesso si può dire standard ma, come sapete, la passione e la curiosità è il motore che spinge il mondo open ed ecco allora che qualcuno ha colto l’occasione per applicare qualcosa di più moderno a questo antichissimo strumento creando questa spettacolare macchina dal suono polimorfico ed ammaliante:

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