Il 3D nel browser, WebGL entra in Firefox

WebGL entra nel browser open Firefox e nel rivale Safari, il 3d entra di diritto nel web (video)

Qualche tempo fa si era parlato di WebGL ovvero di quella tecnologia che, una volta integrata nei browser, avrebbe permesso la scrittura di applicazioni 3d da eseguire all’interno del proprio programma utilizzato per la navigazione.

Ovviamente tra il dire ed il fato c’è di mezzo la volontà degli sviluppatori di adottare lo standard in questione per includerlo nei loro programmi per la navigazione internet; solitamente questa fase è molto lunga e travagliata ma questa volta si ha una insolita e sorprendente rapidità nelle operazioni con le quali si andrà ad implementare questa nuova tecnologia dei prodotti esistenti.

Raffreddate però gli animi, la tecnologia WebGL vedrà la luce nella sua versione definitiva solo nel 2010 e quindi non pensiate di sfruttare in modo massivo questa nuova meraviglia del web, esistono già delle implementazioni e sono queste che fanno ben sperare per il futuro.

WebGL fa parte di quell’ecosistema di standard aperti che vengono gestiti dal Khronos Group che opera anche sullo standard OpenGL, del quale lo stesso WebGL è figlio.

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Apple si avvicina a GNU/Linux

Dopo Microsoft anche Apple sembra voler entrare nel mondo Open e lo fa con grande stile

gcd_icon20090608.jpgGrand Central Dispatch, questo è il nome della tecnologia che Apple ha integrato nel nuovo sistema operativo Snow Leopard e che dal giorno 11 Settembre è disponibile sotto licenza Apache 2.0.

Per coloro che sono fuori dal mondo Apple o a digiuno di sigle GCD è la risposta della Apple alla gestione dei moderni processori che, con le loro architetture multicore, hanno la possibilità di elaborare più processi in modo rapido e parallelo.

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Multi touch in ritardo su Android

Il team di Android fa attendere per il supporto al multi touch

Ci pensava o sperava di vedere la nuova release di Android, come in codice Donuts, equipaggiata con la nuova funzione multi touch dovrà attendere ancora qualche tempo.

Il team che sviluppa la recente piattaforma per dispositivi mobili basata su Linux e sponsorizzata dal colosso Google ha dichiarato attraverso Romain Guy che la nuova release non sarà in grado di fornire questa funzionalità anche se la sua implementazione non sarebbe un problema per quel che riguarda sia il lato software che quello hardware.

Con molta probabilità la mancata introduzione della caratteristica è da imputare ai brevetti che la Apple aveva posto sulla funzionalità al momento dell’uscita del suo terminale iPhone.

Lo stesso sviluppatore ha fatto anche intendere come la prossima release del prodotto non va considerata come la versione 2.0 del progetto ma bensì come una evoluzione dell’attuale 1.5.

La dichiarazione non è certamente ufficiale, potremmo trovarci con una prossima versione in grado di fornire il supporto richiesto a gran voce dagli utilizzatori, ma in effetti lo spazio di manovra sembra essere veramente ristretto; per chi è impaziente però è possibile già usufruire di tale tipo di controllo del telefonino grazie alle numerosi ROM modificate disponibili in grande numero sul web.

Ecco l’ennesima questione brevettuale che di fatto limita lo sviluppo di altre piattaforme a perenne svantaggio degli utenti e della ricerca nel settore è proprio il caso di dire che la Apple sta spezzando le dita di coloro che non usano il suo iPhone.

Link

Ciao a tutti.

Anche i pinguini possono imparare dalle mele e viceversa

Analisi seria, e sopratutto senza flames, di un possibilità remota

Vi siete mai chiesti cosa ci sia in comune tra GNU/Linux e Mac OSX?

Non parlo di tecnologia, ne di grafica e tanto meno di questione brevetti o altre cose che, pur essendo importantissime, si possono tranquillamente porre in un secondo piano rispetto a questo post.

Pensate bene agli ambiti di lavoro dei due OS, GNU/Linux è praticamente il re dei server ma batte un po la fiacca sul desktop dove varie cause bloccano la sua diffusione; Mac OSX invece si comporta esattamente al contrario, una componente desktop che restituisce una ottima esperienza utente e che giorno dopo giorno riesce a guadagnare sempre più ampi consensi mentre il lato server rappresenta quello che potremmo definire come un comparto minore dove la Apple non ha mai certamente brillato.

Uno scambio di conoscenze a questo punto sarebbe qualcosa di straordinario, la conoscenza di entrambi portata sui relativi progetti in modo da dar vita a due realtà in grado di eclissare qualsiasi forma di sistema Win.

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HTML 5 ed OGG Theora, una questione di brevetti e burocrazia

Ogg sembra dover perdere il ruolo di codec ufficiale per il nuovo HTML 5

Ogg20Theora.jpgSembrava fatta, il dominio della tecnologia flash era stato messo in discussione qualche giorno fa attraverso il nuovo HTML 5 in grado di far a meno del player flash integrando, a dire il vero in modo non proprio fluido, i filmati all’interno del codice della pagina.

Ogg Theora sembrava essere il formato video scelto come standard per questa nuova release che si è da poco affacciata sulla grande rete ma ecco che subito iniziano ad apparire i primi voti contrari a questa scelta.

Apple ha dichiarato che la licenza del formato Ogg presenta dei particolari problemi tali da scoraggiare la stessa azienda ad estendere il proprio supporto a livello web verso tale tecnologia, si è passati quindi ad una fase “ibrida” nella quale non viene riconosciuto un formato unico come ufficialmente supportato dalla nuova release di HTML.

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HTC ci riprova con Hero ma questa volta ci siamo

Android è maturo e vuole la sua fetta di mercato presentandosi ottimamente con HERO

Ultimamente mi capita sempre più spesso di scrivere dei post di “protesta/lamentela” solo pochi giorni prima della pubblicazione di nuove versioni dei prodotti del quale ho appena dato il mio parere personale, sembra quasi che io sia informato sui fatti in precedenza ma non è così…..anzi forse il contrario.

Ultimamente ho scritto di come il Palm Pre possa essere considerato l’unico vero sfidante dell’ormai onnipresente iPhone di Apple, ottima dotazione hardware ed una qualità costruttiva che sembra essere buona rendono, unitamente ad un design pregevole, il terminale degno di nota.

Se da una parte Apple recupera con il suo store ormai colmo di qualsiasi applicazione immaginabile Palm si rende appetitoso con il sistema operativo WebOS, un prodotto innovativo basato su Linux e soprattutto in pieno divenire grazie al rilascio dei codice sorgente dell’OS.

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1500$ per un pc da gioco…..ma per favore!

Forse sarà capitato anche a qualcuno di voi di vedere i filmati della nuova campagna pubblicitaria di Microsoft, quei bei filmati dove una ragazza dai capelli rossi o un ragazzo dal nome italiano si recano in un grande negozio per l’acquisto di un pc finanziato interamente dalla stessa azienda.

I filmati non hanno la pretesa di porre l’attenzione di chi li osserva sulla qualità e la funzionalità dei prodotti Microsoft ma bensì cercano di convincere gli utenti che “essere un pc” sia meglio, e soprattutto più economico, “che essere un mac”.

Certamente non è necessaria l’intelligenza di un genio per capire che la campagna pubblicitaria in questione sia stata appositamente creata come risposta all’ormai nota serie di filmati Apple “i’m a mac” che tanto ha fatto divertire noi linuxiani.

Proprio in questo periodo è uscito un nuovo episodio che mostra madre e figlio alle prese con l’acquisto di una macchina da gioco e, vedendo il filmato, mi sono fatto due o tre domandine semplici che ogni utente si pone prima di prendere un computer.

Il video in questione è il seguente:

Immagine anteprima YouTube

Come detto nei primissimi secondi il ragazzino e sua madre sono alla ricerca di un pc veloce per giocare avendo un budget di 1500 dollari.

Ho subito notato come il bimbo sia un figo da paura con tutte quelle movenze alla moda, se davvero i ragazzini americani sono così sono “relativamente” fortunato a risiedere in Italia.

Un rapido giro tra i modelli proposti ed alla mamma esce la parola homework; forse madre e figlio non sono proprio orientati verso lo stesso uso del computer.

Rapidamente si va verso il reparto Apple e il pargolo dice candidamente che “questo è troppo piccolo”; ora, non per difendere la Apple, ma il tizio forse non è a conoscenza del 17″ che si produce a Cupertino.

Apple viene accantonata in 4 secondi in favore del magico telecomando di un pc HP che sembra convincere molto la coppia…..ma il pc o il telecomando?? (notare come la commessa abbia unghie da pornostar….).

Si prosegue e la mamma, da donna glamour ed emancipata, propone al figlio un bel pc rosa, mi chiedo se quello sia veramente il figlio o se per caso la signora non sia in preda ad una crisi mistico/dissociativa.

Giriamo il bancone e che ti vedo………oooooo……..un bel Sony VAIO da 17″ trasportabile ed ha anche il “BLUERAYYYYYYYYY”.

Ok il modello è scelto, usciamo dal negozio e, sempre il preda alla crisi citata sopra, la donna spara un urlo degno di me all’arrivo di una multa……genericamente io condisco l’urlo con varie espressioni volgari ed apocrife tipicamente italiane.

La pornostar consegna il pc e tutti se ne tornano a casa contenti e felici.

Qual’è il punto della situazione?

Volete convincere chi si reca in un centro commerciale che spendere Xmila euro per un mac non sia un buon affare?

Penso che gli acquirenti questo lo sappiano già e sappiano anche valutare il rapporto hardware/prezzo ma penso al contempo che i due soggetti abbiano le idee un po confuse circa il funzionamento di un computer.

Se voglio una macchina da gioco il primo pensiero che mi passa per la testa è di non prendere un laptop ma piuttosto un bel fisso che potrà essere aggiornato in futuro con una scheda grafica più performante.

Morale della storia

La coppia ha errato alla grande sul computer da prendere in relazione al target di utilizzo ed il pupo si ritrova tra le mani un computer che, ad installarci qualsiasi distro, farebbe venire i capelli bianche in testa anche ad una persona che di capelli non ne ha affatto.

Perchè invece non fare una campagna seria dove mettere in mostra il proprio prodotto confrontandolo con quello della concorrenza al fine di dimostrare la propria superiorità?

In tutto questo noi che abbiamo adottato il pinguino abbiamo poco da spartire ma il modo con il quale a Redmond si pensa di prendere in giro l’utenza è sicuramente deplorevole.

Queste considerazione sono valide solo ed unicamente se nella direzione Microsoft non sono seduti tipi del genere:

Immagine anteprima YouTube

della stessa serie anche questo e questo.

P.S.: per chi non lo sapesse la ragazza rossa del primo filmato prodotto non è una normale cittadina come dichiarato ma bensì una attrice professionista visto qualcuno si è preso la briga di spulciare la rete scoprendo il sito personale della giovane.

Ciao a tutti.

Di GNU/Linux, mobilità, Android ed iPhone

Sembrerebbe un paradosso, partire dal grande per poi divenire piccoli ma è proprio così che si configura la crescita che in questi ultimi anni ha avuto Linux.

Sicuramente una spinta importante al sistema operativo libero in questione è stata data dalla diffusione di tutti quei gadget ai quali al giorno d’oggi è difficile rinunciare.

Vediamo esempi di persone alla stazione o aeroporto che tutti i santi giorni lavorano al loro netbook oppure, più semplicemente, ragazzi che vivono 24 su 24 con il proprio smatphone come se fosse una protesi naturale del loro organismo.

In entrambe i casi questi dispositivi si avvalgono del kernel modulare di Linux che permette di costruire un sistema operativo su misura per queste macchine dalla potenza ridotta ma dalle funzionalità sempre più evolute.

Chiaramente le aziende si sono fiondate su questo tipo di device sfruttando il nostro caro OS.

La prima a credere fermamente a questi progetti è HTC, che con il suo G1, ha portato sul mercato un terminale equipaggiato con Android ovvero la soluzione open di Google, basata su kernel Linux, per quel che riguarda i sistemi operativi destinati al settore mobile.

Ora questo pezzo di innovazione è da oggi (o domani …non ricordo bene) disponibile anche nel nostro caro paese attraverso la compagnia di telefonia mobile TIM.

Non mi sorprendono minimamente i prezzi da vero furto del dispositivo ma almeno mi consola il fatto che abbiamo dovuto attendere “solo 5 mesi” per l’avviso sul territorio italiano.

Nel nostro paese si sa, una volta messo in moto un meccanismo si procede “a valanga” (che stronzata che ho scritto non è affatto vero) ed ecco che si susseguono le notizie della disponibilità della nuova versione del Googlefonino, chiamato G2, per il prossimo mese.

Immagine anteprima YouTube

Vodafone si è aggiudicata il colpaccio anche se sembra che la stessa TIM sia in grado di rispondere visto che ultime voci danno imminente una dichiarazione che vuole l’operatore in grado di vendere l’ultima versione del terminale.

Magari questa è la volta buona per far conoscere un po più da vicino Linux all’italico popolo visto che molti acquisteranno il dispositivo senza conoscerne le reali potenzialità ma solo per una questione di moda dato che negli States ha avuto una grande successo.

Personalmente considero i telefoni di questo tipo divisi in 3 grandi categorie:

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Applicazioni iPhone per gli amanti del pinguino

Il successo del terminale della Apple, più o meno meritato, è ormai una certezza.

Se da una prima sommari analisi di mercato le vendite, almeno inizialmente, erano un po deludenti ora è possibile vedere come Apple abbia conquistato grandi fette di mercato a discapito di aziende ben più importanti in questo settore come Nokia.

Con il proliferare dei dispositivi sul mercato anche il panorama software si è via via ampliato ed è possibile acquistare o scaricare direttamente sul proprio telefono migliaia di programmi facendo uso del nogozio on-ine che Apple ha ben pensato di allestire visto i numerosi proventi che genera.

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Ci sono anche vie meno classiche per usufruire di software per il proprio iPhone grazie allo sblocco dello stesso è infatti possibile installare su di esso software non approvati da Apple e quindi disponibili su repo differenti da quello ufficiale gestibili tramite programmi di gestione dei pacchetti, Cydia ed Installer, alternativi a quello ufficiale di Cupertino.

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Installare Ubuntu 8.10 in dual-boot con MacOSX su MacBook (rev. 4.1)

Finalmente ho terminato, tutto è configurato e completamente funzionante quindi è ora di fornire un resoconto dettagliato dell’esperienza vissuta e degli accorgimenti adottati per permettere ad Ubuntu 8.10 di convivere pacificamente e produttivamente all’interno del mio nuovo MacBook (rev. 4.1).

Si trovano molte guide on line che descrivono questa operazione ma personalmente nessuna delle tante visitate e lette mi ha entusiasmato per chiarezza e linearità mentre quelle che si dimostravano all’altezza non erano aggiornate con le ultime versioni del sistema operativo Ubuntu o più semplicemente non riportavano le operazioni da seguire per rendere GNU/Linux completamente operativo ed in grado di sfruttare tutte le caratteristiche hardware degli ultimi MacBook.

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