Come Google manipola il kernle Linux, alcuni numeri

Una delle aziende più potenti del web basa la propria forza su GNU/Linux, ecco alcuni dettagli sul suo utilizzo

Si può tranquillamente affermare con relativa certezza che al mondo non esiste azienda con il maggior numero di installazione GNU/Linux attive rispetto a Google.

Rispetto al suo enorme utilizzo all’interno dell’azienda poco o nulla si sa sui sistemi che Google implementa nelle sue macchine per adattare il nostro OS preferito alle sue esigenze, Mike Waychison, dipendente dell’azienda, cerca di far luce sui problemi e le soluzioni che a Mountain View incontrano sul loro cammino.

Al di la di quello che si possa pensare all’interno di Google il codice kernel viene gestito con un tool che ha ben poco di open ovvero Perforce, magari potrebbero rivolgersi a soluzioni aperte sicuramente più performanti.

Non esistono diversi rami del kernel Linux al quale i tecnici lavorano ma tutte le forse vengono impegnate nell’uni filone principale di codice; 30 sono gli ingegneri che ogni giorno lavorano a tempo pieno al kernel Linux.

Hanno iniziato con il kernel 2.4.18 al quale sono state applicate patch per un ammontare enorme, circa 2000 modifiche; successivamente, dopo aver aggiunto ben 492.000 linee di codice, la scelta di passare al 2.6.11 per via della necessità di avere del supporto SATA.

Alla versione 2.6.11 è seguita la 2.6.18 ed attualmente si sta lavorando sulla preparazione di un kernel base 2.6.26.

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Fat Linux

Il kernel ha messo su chili ed anche il suo creatore se ne preoccupa

Qualche decennio fa,  forse anche meno, per indicare una situazione di benessere o di guadagni estremi si diceva “ma questo è grasso che cola” vista l’importanza che il grasso ha da sempre ricoperto per identificare una persona ben nutrita e quindi in salute.

Passano gli anni ed il grasso non è più visto di buon occhio, malattie cardiovascolari ed altri problemi legati all’obesità fanno demonizzare quello che per secoli è stato il riferimento più semplice ed immediato per indicare lo stato di saluto di qualcuno o qualcosa.

Possiamo comodamente trasportare questa allegoria anche in campo informatico; pensate a GNU/Linux come ad un piccolo adolescente mal nutrito a causa delle pochissime persone disposte a pagare per porre sulla tavola del cibo, un bel giorno questo bimbo dimostra delle doti intellettuali sorprendenti che lo mettono in mostra e lo fanno diventare una star pronta ad essere finanziata da moltissime realtà economiche.

Gli investitori si moltiplicano, il cibo cresce ed ecco che il nostro kernel, una volta snello, si ritrova a divorare circa 5000 righe di codice al giorno fino a lievitare di 2,7 milioni di righe negli ultimi 10 anni.

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Ho avuto visioni della fine del mondo

Un viaggio esoterico verso i fatti informatici che porteranno alla fine del mondo

Ieri sera leggevo un articolo di un noto giornale del settore IT americano quando un titolo mi ha catapultato nel futuro, chiamatela visione, presagio o semplice viaggio profetico ma ho realmente provato sensazioni e visto cose che mal si adattano a quella percezione del mondo che abbiamo oggi.

Ci sono poche certezze in questa nostra “epoca moderna” circa la fine del mondo, spesso e volentieri queste certezze vengono ricordate all’umanità, che vive un po come chi ha una spada di Damocle sul capo, da individui come Giacobbo e Ruggeri che non mancano di spaventare tutti coloro che sono molto influenzabili con domande dalle oscure risposte.

Nel mio viaggio ho visto i Maya stilare la loro profezia di morte mentre i due presentatori di prima erano li ad assistere e fornire supporto logistico, rapidamente il mio corpo astrale è stata catapultato all’inizio degli eventi che ha portato l’uomo alla scomparsa.

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Una piccola idea che potrebbe rivoluzionare il mondo…..dei video games ovviamente

Prendete un giovane israeliano, un pc, una webcam ed un’ottima conoscenza di qualche linguaggio di programmazione, parafrasando un celebre film “questa è la più letale combinazione del mondo”.

Chiaramente mi riferisco ad una storia reale che in questi giorni è finita direttamente nelle pagine di moltissimi quotidiani nazionali e non solo.

La vicenda vede protagonista un giovanissimo ragazzo israeliano che, possedendo le caratteristiche riportate nelle prime righe di questo post, ha scritto un software in grado di sfruttare la vostra webcam come degno sostituto del muose o di qualsiasi altra periferica di puntamento tradizionale.

Fino a qui nulla di strano ma la cosa che più sorprende è che il giovane menzionato, tale Yaron Tanne residente a Tel Aviv, ha ideato questo software in grado di utilizzare qualsiasi oggetto di qualsiasi forma e colore, purchè quest’ultimo sia uniforme, come periferica di puntamento.

Molti sono i filmati dimostrativi di questa nuova tecnologia ma forse il più rappresentativo è il seguente:

Immagine anteprima YouTube

Attualmente il progetto, che per il suo sviluppo ha richiesto ben tre anni di sacrifici e duro lavoro, ha trovato finanziamenti dalla CamTrax Technologies che si è offerta anche di dare una licenza al software in questione.

Il codice, come detto da più fonti, è stato scritto usando software open source il che farebbe ben sperare per una eventuale versione dello stesso in ambiente GNU/Linux vista la predisposizione di colui che l’ha ideato.

Per ora è soltanto disponibile una versione per Windows la quale, pur essendo in beta, funziona egregiamente, presto sarà disponibile anche una versione per Mac ma la speranza è di avere lo stesso codice da lanciare attraverso un classico terminale GNU/Linux.

Una piccola dimostrazione delle potenzialità che strumenti open mettono a disposizione della fantasia di ognuno di noi.

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Ciao a tutti.

Due notiziole “minori”

In effetti tanto minori io non reputerei ma è anche vero che erano delle notizie prevedibili anche da coloro che magari sono un po più al di fuori degli argomenti in questione ma che si appassionano al mondo del software.

1) Mandriva scende nell’arena delle mini-distro per netbook

Una delle distro più utilizzate al mondo non poteva permettersi di evitare il mondo del netbook.

Per chi ancora non avesse informazioni circa questi piccoli pc i netbook sono una categoria di “portatili” dalle ridotte dimensioni e potenzialità ma dalla, almeno su carta, notevole autonomia in grado di sfruttare la rete in modalità wifi o tramite lan e di permettere una navigazione in rete in modo da essere sempre connessi senza rinunciare alla comodità di uno schermo di dimensioni superiori rispetto a quello di un telefonino o palmare ed alla potenza di un vero browser.

Solitamente questi dispositivi vengono venduti corredati da un sistema operativo GNU/Linux modificato ad hoc dalla azienda produttrice ma spesso lo stesso viene sostituito con distro diverse direttamente dall’utente.

Mandriva però ha scelto una strada differente, non desidera essere adottata dall’utente finale ma preferisce arrivare a noi già all’interno delle macchine che andremo a comperare quindi si propone direttamente come OEM non disponibile per il pubblico, la mini-distro prende il nome di Mandriva-mini e si basa su Spring08 e, a detta degli sviluppatori, avrà tempi di boot nell’ordine dei 40 secondi.

Supportate tutte le parti essenziali di un netbook come ad esempio i processori Atom, gli ssd e dispositivi per la connessione, l’interfaccia grafica studiata appositamente completa l’offerta di Mandriva.

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2) Google e Mozilla prendono il meglio l’una dall’altra

La annunciata guerra tra browser forse si trasformerà in una sorta di collaborazione e di rincorsa per chi immetterà sul mercato il prodotto migliore.

Google e Mozilla infatti hanno dichiarato di apprezzare alcune caratteristiche dei rispettivi prodotti, più in particolare la grande G osserva il sistema di plugin di Firefox, che molto ha contribuito al suo successo, pensando di implementarlo con alcune modifiche nel suo prodotto.

Dall’altra parte della barricata Mozilla tesse lodi per il sistema di gestione delle Tab di Chrome, il quale rende il browser molto stabile e potenzialmente sicuro, pensando ad una implementazione in Firefox.

Nulla da dire, ottime notizie che rivalutano il modello di sviluppo Open.

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Open Source Security Study, una valutazione a dir poco faziosa

Leggo con rammarico un articolo apparto su Punto Informatico che cita uno studio eseguito da http://www.fortify.com circa la sicurezza del codice open.

Reputo l’articolo di Fortify molto fazioso e non mi sorprenderei minimamente se si venisse a sapere che è la ricerca sia stata commissionata da aziende che producono software chiuso.

Mi chiedo quindi dove sia la professionalità di coloro che hanno scritto il pezzo riempendo lo stesso di inesattezze, valutazioni sommarie e di false illusioni circa i programmi chiusi.

Il brutto di queste situazioni è proprio nell’alone di scredito che si cerca di porre nei confronti delle valide e sempre più sicure applicazioni open, siano essi interi sistemi operativi o semplici applicativi.

Per tutta risposta lo stesso sito di Punto Informatico propone un pezzo che, con spirito critico e considerazioni estremamente corrette e realistiche, analizza quanto detto dai presunti esperti di Fortify.

Invito tutti a leggere quanto scritto per valutare l’etica di chi scrive……quindi solo una rapida conclusione può saltare alla mente:

  • o qualcuno ha pagato……
  • o siamo di fronte ad una incompetenza senza precedenti

Link articolo di critica Punto Informatico

Link articolo notizia pubblicazione lavoro su Punto Informatico

Link articolo Fortify

Ciao a tutti.

Open Source = ottimo codice

In una recente ricerca pubblicata da Coverity e realizzata attraverso il finanziamento di 300.000 dollari suddivisi in tre anni da parte del dipartimento per la Homeland Security degli Stati Uniti è emersa una buona notizia che sempre di più fa credere nei prodotti a codice aperto.

Dopo aver analizzato qualcosa come 55 milioni di righe di codice si è giunti alla conclusione che la qualità del codice Open è megliorata negli ultimi periodo vedendo una drastica riduzione dei bug presenti.

Anche progetti molto noti ed utilizzati sono stati messi sotto la lente di ingrandimento, il kernel Linux, Firefox, Samba, Apache e linguaggi come PHP e Ruby hanno dato un verdetto che recita così "riduzione degli errori negli ultimi due anni del 16%".

Sono sorti anche altri aspetti della programmazione, chi pensa che più righe di codice significhi più errori potrebbe ricredersi presto, la stessa ricerca infatti ci dice che tra le righe di codice ed il numero di errori vi è una relazione di tipo lineare.

Concludendo possiamo dire che generalmente il codice open è un codice di qualità superiore rispetto a codici di tipo chiuso esempio palese di come una corsa commercile all’ultimo utente ed alla prima uscita sul mercato non giovi in termini generali….se ci mettiamo a riflettere anche i nostri nonni sapevano questa cosa, la gatta frettolosa ha fatto i gatti ciechi.

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Ciao a tutti.