Grafica & co. ma il kernel?

Rinnoviamo la grafica ma non sarebbe più utile concentrarsi su altri aspetti?

La scorsa settimana il team di Ubuntu ha fatto sfoggio di una rinnovata veste grafica che molto presto sarà implementata ufficialmente sia sulle pagine di riferimento della Canonical che sull’interfaccia grafica del sistema operativo.

Personalmente ritengo che una “svecchiata” al tema grafico di questa nota distro sia ormai necessario, non ho mai apprezzato i colori delle vecchie release e non apprezzo in pieno la nuova veste grafica anche se riconosco l’impegno profuso nel migliorare l’aspetto esteriore del prodotto.

Osservando rapidamente le immagini non posso che notare la evidente somiglianza con lo stile dei mac, forse commetterò l’errore più grande della storia ma quel pc Asus mostrato nelle immagini sembra tutto fuorchè un sistema equipaggiato con una distro GNU/LInux.

Prendere spunto dai grandi in fatto di usabilità è sempre un bene ma non credete che si stia andando nel verso dell’adorazione per un prodotto che, se pur valido e graficamente notevole, non ha nulla di più rispetto ad una qualsiasi distro?

Proseguendo in queste considerazioni del tutto personali trovo invece di grande impatto sia la nuova versione del cd che l’interfaccia del presunto nuovo sito.

Una grafica giovane che cerca di “svecchiare” un concetto ormai senza alcun senso ovvero quello di un GNU/Linux difficile da usare e destinato solo agli esperti del settore, smanettoni e geek fino all’osso.

Spesso rinnovare un brand significa avere una maggiore visibilità e scollarsi di dosso una vecchia reputazione in favore di una nuova immagine aziendale, l’obbiettivo di Ubuntu è quello di portare GNU/Linux nei desktop di milioni di utenti e per far questo è necessario spolverare via dalle distribuzioni quell’alone di difficoltà d’uso tipica di una stereotipata immagine che il nostro amato OS ha accumulato negli anni.

Se il prezzo da pagare per evangelizzare il mondo è quello di comparire come dei “fighetti” penso che questo sia un sacrificio tutto sommato sostenibile.

Ma non è tutt’oro quello che luccica e se da un lato avere una buona interfaccia grafica, moderna e funzionale può attirare utenti ricordiamoci come il fulcro dei sistemi GNU/LInux sia il kernel, scattante, veloce e funzionale.

Forse abbiamo qualche grosso problema in questa direzione…….qualche tempo fa Torvalds si lamento della propria creazione definendola come appesantita e pachidermica.

Non è che avesse tutti i torti visto che il problema è ormai stato appurato e scientificamente individuato dai ragazzi di Phoronix.

Ci si aspetterebbe un costante miglioramento di un progetto ed invece negli ultimi due anni la velocità dei kernel Linux si è notevolmente ridotta, non ricadiamo in allarmismi inutili ma invece valutiamo bene la situazione e cerchiamo il centro del problema.

Forse invece di investire in una grafica più moderna si potevano apportare dei miglioramenti al kernel del sistema…..ma forse non è tempo di provocazioni.

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Ciao a tutti.

Come Google manipola il kernle Linux, alcuni numeri

Una delle aziende più potenti del web basa la propria forza su GNU/Linux, ecco alcuni dettagli sul suo utilizzo

Si può tranquillamente affermare con relativa certezza che al mondo non esiste azienda con il maggior numero di installazione GNU/Linux attive rispetto a Google.

Rispetto al suo enorme utilizzo all’interno dell’azienda poco o nulla si sa sui sistemi che Google implementa nelle sue macchine per adattare il nostro OS preferito alle sue esigenze, Mike Waychison, dipendente dell’azienda, cerca di far luce sui problemi e le soluzioni che a Mountain View incontrano sul loro cammino.

Al di la di quello che si possa pensare all’interno di Google il codice kernel viene gestito con un tool che ha ben poco di open ovvero Perforce, magari potrebbero rivolgersi a soluzioni aperte sicuramente più performanti.

Non esistono diversi rami del kernel Linux al quale i tecnici lavorano ma tutte le forse vengono impegnate nell’uni filone principale di codice; 30 sono gli ingegneri che ogni giorno lavorano a tempo pieno al kernel Linux.

Hanno iniziato con il kernel 2.4.18 al quale sono state applicate patch per un ammontare enorme, circa 2000 modifiche; successivamente, dopo aver aggiunto ben 492.000 linee di codice, la scelta di passare al 2.6.11 per via della necessità di avere del supporto SATA.

Alla versione 2.6.11 è seguita la 2.6.18 ed attualmente si sta lavorando sulla preparazione di un kernel base 2.6.26.

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No al rootkit

Il Kernel Linux al riparo dai rootkit grazie ad alcuni ricercatori

Un software in grado di guadagnare da solo diritti di amministrazione totale del sistema senza alcuna autorizzazione da parte del proprietario della macchina, questo, in estrema sintesi, è il significato della parola rootkit.

Queste piccole porzioni di codice non risparmiano nessun sistema operativo GNU/Linux incluso e, come se non bastasse, passano il più delle volte indisturbate non rivelandosi all’occhio dell’amministratore del sistema.

In un immediato futuro la situazione potrebbe cambiare evolvendosi a favore dei GNU/Linux visto il lavoro di un team di ricercatori che hanno messo a punto una tecnica in grado di proteggere il Kernel Linux dagli attacchi di questi software.

Il team cinese ha battezzato il sistema Hooksafe ed esso si preoccupa di monitorare gli accessi agli hook del kernel dopo averli spostati in una precisa porzione di memoria bloccata e gestita dal sistema per quel che riguarda gli accessi, lo spostamento permette in questo modo di avere una migliore visione d’insieme del sistema.

I test eseguiti sono molto confortanti, dopo aver cercato di installare 9 rootkit scritti per il kernel 2.6.xx su di una Ubuntu appositamente equipaggiata si sono registrati 7 successi e 2 successi parziali.

Del gruppo di nove software i primi 7 non sono riusciti ad installarsi mentre gli altri 2 non sono riusciti a nascondersi agli occhi dell’amministratore.

Un risultato notevole che però ha un suo punto debole ovvero fino ad un 6% di prestazioni in meno rispetto ad un sistema senza alcuna protezione, per chi è più curioso ecco il link al paper che verrà presentato nei prossimi giorni.

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Ciao a tutti.

I nuovi file system per GNU/Linux: exofs (terza ed ultima parte)

Terzo ed ultimo post per quel che riguardo i futuri file system del pinguino, oggi tocca ad exofs

Il sistema exofs è il secondo candidato ad entrare in competizione con le attuali metodologie di archiviazione, come anticipato nel primo post di questa breve serie la particolarità di questo file system ricade nella capacità di costruire la propria architettura su di un concetto di oggetto e non di blocco.

Inizialmente sviluppato da IBM venne poi “cresciuto” dalla Panasas che ne cambiò anche il nome da file system OSD al nome attuale.

Spiegare il funzionamento di un file system ad oggetti è estremamente complicato e per questo non mi avventura nemmeno nell’impresa in cambio però fornisco una immagine che dovrebbe in qualche modo spiegare come il sistema gestisce il disco:

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I nuovi file system per GNU/Linux: NiLFS(2) (parte seconda)

Primi esperimenti con NiLFS(2)

Finito il tempo delle descrizioni e delle parole è giunto quello di passare all’azione, mettere le mani pasta nelle novità open è il passatempo preferito di ogni smanetto che si rispetti ed anche in questo caso non poteva mancare questa interessante parte.

Per testare queste innovazioni dovete fornirvi di un apposito kernel:

1) 2.6.27 con moduli ricompilati

2) 2.6.30-rc1 che già integra il tutto al suo interno

in entrambe i casi vi consiglio di gettare un rapido e veloce sguardo alla pagina ufficiale del progetto dove, nella sezione FAQ (http://www.nilfs.org/en/faq.html), potete trovare informazioni tecniche in grado di facilitarvi i compiti.

Poniamo la condizione per cui il vostro sistema è pronto a recepire i comandi adatti all’attivazione e funzionamento del file system, per prima cosa è necessario caricare il modulo adatto quindi da un console di sistema date il seguente comando:

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sudo modprobe nilfs2

ora capite bene come sia impossibile avere un file system nativo dato che il vostro sistema è attivo quindi adotteremo un piccolo trucco innocente, creeremo un file dove andremmo a creare un file system montandolo nel sistema.

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Open Solaris vs GNU/Linux

Differenze fondamentali dei due sistemi operativi Open

Open Solaris è un sistema operativo open giovane che si sta facendo largo nel settore a colpi di innovazioni interessanti e prestazioni altrettanto buone, la base di questo progetto è facilmente intuibile dal nome ovvero Solaris ma presenta in più delle funzionalità aggiunte dalla comunità di sviluppatori che si è rivelata competente ed abbastanza attiva.

Il post non ha lo scopo di fornire una comparazioni dei due OS al fine di decretare un vincitore ed uno sconfitto ma piuttosto ha la pretesa di mettere in campo le reali differenze tra i due lasciando poi al lettore il compito di giudicare o di lasciare commenti inneggianti all’una o all’altra parte.

Installazione

Partiamo proprio dai fondamenti ovvero dall’installazione di questo OS voluto da Sun e creato per la stessa dal genio che ha dato il via alla famosa distro Debian, Ian Murdock.

Come la maggior parte delle distro GNU/Linux anche Open Solaris viene distribuita attraverso un LiveCD che permette di avviare l’OS attraverso una comoda procedura che ci catapulta immediatamente all’interno del nostro nuovo sistema operativo.

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Fat Linux

Il kernel ha messo su chili ed anche il suo creatore se ne preoccupa

Qualche decennio fa,  forse anche meno, per indicare una situazione di benessere o di guadagni estremi si diceva “ma questo è grasso che cola” vista l’importanza che il grasso ha da sempre ricoperto per identificare una persona ben nutrita e quindi in salute.

Passano gli anni ed il grasso non è più visto di buon occhio, malattie cardiovascolari ed altri problemi legati all’obesità fanno demonizzare quello che per secoli è stato il riferimento più semplice ed immediato per indicare lo stato di saluto di qualcuno o qualcosa.

Possiamo comodamente trasportare questa allegoria anche in campo informatico; pensate a GNU/Linux come ad un piccolo adolescente mal nutrito a causa delle pochissime persone disposte a pagare per porre sulla tavola del cibo, un bel giorno questo bimbo dimostra delle doti intellettuali sorprendenti che lo mettono in mostra e lo fanno diventare una star pronta ad essere finanziata da moltissime realtà economiche.

Gli investitori si moltiplicano, il cibo cresce ed ecco che il nostro kernel, una volta snello, si ritrova a divorare circa 5000 righe di codice al giorno fino a lievitare di 2,7 milioni di righe negli ultimi 10 anni.

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Installare kernel senza riavviare

Un sogno che si sta per avverare, una installazione che non richiederà più un riavvio

Come tutti voi saprete GNU/Linux non è particolarmente esigente quando si tratta di riavviare la macchina dopo gli aggiornamenti di rito, gli unici aggiornamenti che possono portare l’utente nella condizione di effettuare un riavvio sono quelli che tocca il sistema nel suo più intimo cuore ovvero il Kernel.

Questo componente fondamentale del sistema viene fortunatamente aggiornato raramente tanto da non rendere fastidiosa la procedura di riavvio che comporta l’installazione della nuova versione, l’utente domestico non trova quindi problematiche da questo punto di vista ma se pensiamo ad una situazione server potete ben capire come questi rebbot delle macchine portino a situazione di interruzione dei servizi erogati dalle piattaforme.

Avevo già parlato dei primi lavori di Ksplice ovvero di un software in grado di patchare a caldo il kernel del sistema aggiungendo le righe di codice necessarie mentre lo stesso è in esecuzione, ora il team di sviluppo ha raggiunto, dopo un anno di lavori, l’obbiettivo di fornire una versione del software funzionante in modo completo all’interno di una Ubuntu 9.04.

Il software sembra aver cambiato nome passando da Ksplice a Ksplice Uptrack almeno per questa versione espressamente dedicata alla distro nata ai piedi dell’Africa.

Il download è disponibile alle pagine del progetto e come è possibile notare Ubuntu è stata la prima distro a beneficiare di questo nuovo potente tool.

Il supporto per ora non si estende a tutti i kernel ma solo a quelli installati di default nelle varie versioni di Ubuntu 9.04 siano esse desktop, server, 32 o 64 bit; se avete intenzione di provare questa meraviglia affrettatevi perchè il supporto alla 9.04 scadrà automaticamente all’uscita della nuova 9.10 che automaticamente entrerà di diritto nel supporto alla tecnologia.

Ciao a tutti.

Più 10%

Nuova linfa vitale per il Kernel più famoso del mondo

Il kernel è libero e sviluppato gratuitamente sotto il controllo del suo ideatore Linus Torvalds che ne decide i cambiamenti più importanti all’interno della Linux Foundation.

Ovviamente sto parlando del kernel più famoso del mondo ovvero Linux; uno dei problemi che il progetto ha sempre avuto è quello di trovare sviluppatori capici per portare avanti il progetto.

Questo 2009 fa registrare una buona novella per la fondazione, un 10% di nuovi sviluppatori kernel si sono aggiunti a quelli che già operano con successo sul codice sorgente dello stesso.

Sicuramente il dato è molto significativo, dal 2005 ad oggi il numero degli addetti ai lavori è triplicato ed i risultati si sentono; il merito è quasi sicuramente attribuibile alla grande capacità che questo progetto ha saputo dimostrare attraendo a se numerosissime aziende interessati agli sviluppi commerciali del prodotto.

Una montagna di codice è stato aggiunto in questo ultimo anno, si parla di 2,7 milioni di righe scritte soprattutto per i nuovi dispositivi mobili e netbook.

Gran bella notizia.

Ciao a tutti.

Le piccole cose che mi persi

Piccole notizie di entità varia che mi sono perso durante le mie giornate di relax estivo

Premetto che per quel che mi riguarda il relax estivo non c’è assolutamente stato, un paio di giorni lontano rispettivamente sull’appennino toscano e in quel del lago Trasimeno hanno allietato il mio periodo estivo che per il restante tempo è stato condito da lavoro, sudore e temperature insopportabili.

Se per noi italiani il mese di agosto corrisponde con la sospensione quasi totale delle nostre attività lavorative così non deve essere per tutti coloro che risiedono fuori dai confini nazionali, il mondo open è stato sempre in fermento e chi, come me, si aspettava un rallentamento del flusso di novità che da sempre il software open ci propone, non poteva commettere errore più grande.

Ma bando alle ciance ed andiamo al sodo.

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